Libri

giovedì 23 giugno 2016

La Brexit è il male minore, per chi rimane in un’Europa che appoggia le dittature dorate.


Ricordo il tema d’italiano che scelsi di svolgere agli Esami di Maturità, un’invocazione alla Goethe, partendo da de Tocqueville, della Dea Europa, bella come l’Aurora, munifica, dorata e materna. Avevo diciotto anni e tante speranze. Oggi è tempo di realtà. Oggi l’Europa rischia grosso, perché se la Gran Bretagna deciderà di fare fagotto, se ne andrà un grosso pezzo della credibilità dell’intera Unione. E, volata via la Perfida Albione, i guai toccheranno a chi rimane, come succede tradizionalmente a coloro che sopravvivono ad un lutto. Domenica scorsa la cricca di buffoni ricchi della Formula Uno ha fatto tappa a Baku, capitale dell’Azerbaijan. Fin qui nulla di strano, le macchinine colorate del guru del bondage Ecclestone vanno tradizionalmente dove le porta il petroldollaro. Il dettaglio agghiacciante è che abbiano denominato la corsa Gran Premio d’Europa.