Ricordo il tema d’italiano che scelsi di svolgere agli Esami
di Maturità, un’invocazione alla Goethe, partendo da de Tocqueville, della Dea Europa, bella come l’Aurora, munifica,
dorata e materna. Avevo diciotto anni e tante speranze. Oggi è tempo di realtà.
Oggi l’Europa rischia grosso, perché se la Gran Bretagna deciderà di fare
fagotto, se ne andrà un grosso pezzo della credibilità dell’intera Unione. E,
volata via la Perfida Albione, i guai
toccheranno a chi rimane, come succede tradizionalmente a coloro che
sopravvivono ad un lutto. Domenica scorsa la cricca di buffoni ricchi della
Formula Uno ha fatto tappa a Baku, capitale dell’Azerbaijan. Fin qui nulla di
strano, le macchinine colorate del guru
del bondage Ecclestone vanno tradizionalmente
dove le porta il petroldollaro. Il dettaglio agghiacciante è che abbiano
denominato la corsa Gran Premio d’Europa.
Ecclestone e Marchionne, due dei veri
padroni del Vecchio Continente ormai schiavo delle banche e dei finanzieri,
stringono la mano al presidente azero, Ilham Aliyev, con tanto di moglie
patinata a carico, al potere indiscusso dal 2003 e rampollo di una dinastia di
governanti, indiscussi anche loro. Le macchinine colorate sfilano veloci in una
città scintillante, dai palazzi vagamente asburgici, la Fortezza meraviglia
dell’Arte, il verde ben tenuto e le strade pulite. Insomma, una città a metà
tra Montecarlo e Vienna, costruita da e sul petrolio. L’Unione Europea, per
mano del patron della Formula Uno, ha
issato orgogliosa il suo vessillo su Baku. Perché? Perché nessuno dei media ha
accennato alle forti limitazioni della libertà imperanti in Azerbaijan, alle
gravi censure alla stampa o all’assenza di opposizione al governo di Aliyev?
Perché l’Unione Europea pecca così apertamente d’incoerenza, pubblicizzando uno
Stato in cui, a quanto pare, i diritti fondamentali non sono tra le priorità?
Eppure l’Europa, proprio in virtù del rispetto dei diritti fondamentali
dell’Uomo, regola aurea dei suoi Trattati Fondanti, commina sanzioni qua e là
ai cattivoni di turno, vedi la Siria, o la Russia di Putin. In effetti, però,
la coerenza c’è: nessuna sanzione per la Turchia, in odore di liberticidio, in fila da anni per entrare
nell’UE, che guarda caso ha legami storici con l’Azerbaijan. La politica estera dell'Unione è dunque questa?
Quanto poco romanticismo, in tutto questo. Quanto poco Erasmo, Kant, Mazzini, Cattaneo, de Tocqueville, Einaudi. Ah, a
proposito, fate attenzione agli striscioni che circondano i campi di calcio di
Euro2016, cercate quelli di Socar, la maggiore compagnia energetica azera…sarà
un caso? Mamma li Turchi. 
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