I due dipendenti, scoperta l'attività delle due, attivano, invece del cervello, le videocamere dei loro smartphones. Chiudono le signore nel gabbiotto, e cominciano a girare il loro capolavoro: un cortometraggio da tastiera, telefonetto puntato sulla fiera in gabbia che urla in preda a paura e rabbia, che se potesse uscire sbranerebbe regista e registratore. Colonna sonora, risate e derisione.
Qual'è la discriminante, il casus belli, il detonatore, il catalizzatore? Non l'etnia delle donne sequestrate, né il loro frugare associato al furto, né lo zelo dei dipendenti. Signori, il protagonista è il dispositivo, che si chiama così perché dispone allegramente dei crani svuotati (i cervelli hackerati di cui ho già scritto). Il dispositivo, e quella specie di "rincretinitore" sociale che risponde al nome di social network. I due dipendenti, in altra epoca, avrebbero con altissima probabilità lasciato frugare le due donne, o chiamato i superiori. Oggi, invece, la stupidità, miscelata con dosi di bullismo nichilistico da spiaggia, con peli di criniera di leoni virtuali, con quei quindici minuti di maledetta notorietà che ciascuno deve avere nella vita, secondo il Verbo di Andy Warhol, con un decilitro di adrenalina che scuote i polsi di tutti i detentori dello scettro di silicio, vetro e app, ha trasformato, o fatto maieuticamente uscire, il demone del degrado. Del declino. Dell'estinzione. Già, quei due, in realtà, rappresentano il vero nocciolo degradato della vicenda, ed emanano più afrore della rumenta che tanto difendevano, ma non perché siano fascisti, o psicopatici, o potenziali serial killers. I due zelanti registi in erba in realtà cercano divertimento nel gabbiotto dei rifiuti, pensando di essere Abel Ferrara e Danny Boyle, solo per far vedere ai propri amici virtuali i loro muscoli fatti di app, e di interfacce colorate di nulla. Nulla, questo è il nome del mostro da combattere, che avanza inesorabile sul suo carro fatto di odio facile e gustoso e mai arginato, veicolato da miliardari in t-shirt che promettono di portarlo fin dentro le capanne dei tagliatori di teste del Borneo. E non so se basterà l'aver letto i sofismi di Gorgia.

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