Libri

giovedì 7 aprile 2016

"Riina Family Life", o sui marchettoni editoriali

La casa editrice Edizioni Anordest chiosa l'uscita della biografia autorizzata della famosa ed iperattiva famigliola siciliana con queste note: "Una biografia che è una novità assoluta nel suo genere e che, a saper leggere in filigrana, comunica momenti e situazioni che mai avremmo pensato potessero svilupparsi in una famiglia tanto particolare.[...] Dopo tanto silenzio è finalmente giunto il momento di mostrare quella che è stata la famiglia di Totò Riina." Mah, doppio e triplo mah..
"A saper leggere in filigrana.."Con queste parole si invita preventivamente il lettore a dare un significato metafisico a fatti e dinamiche familiari che non avrebbero in altro contesto alcun valore semantico né tantomeno letterario, magari psichiatrico. Non si tratta del piano, marziale ed epico, di conquista del Mondo di un dittatore in erba e con i baffetti, terribile e terribilmente visionario, per questo "denso" e credibile sui piani linguistico e narrativo, ma della narrazione di stampo tele-cronachistico da parte del figlio, quello non ergastolano, del Riina, del proprio ménage familiare, che potrebbe scivolare nell'ordinario, non fosse per il pesante sipario color porpora che avvolge gli avvenimenti. Ciò che induce all'interesse, morboso, è quindi il non scritto. Fin qui la storia di un prodotto letterario dei nostri tempi. Qual'è il colpo di genio? Far pubblicizzare il libro nientemeno da Bruno "Terza Camera" Vespa all'interno del suo contenitore di seconda serata, con tanto di Riina junior in carne, mascella serrata ed ossa. La puzzonata non è tanto quella di ospitare un delinquente: per lo stretto tubo catodico sono passati, come feti ansiosi di uscire alla luce della ribalta, serial killer in costume da Braccio della Morte, attentatori della vita di Pontefici, pedofili, madri assassine piangenti, insomma, di tutto. Non ci trema il pelo sullo stomaco, quindi, se Riina Junior viene a raccontare le sue gite al mare con il padre assassino, il problema etico ed il malessere arrivano come un treno in faccia nel momento in cui un giornalista della Televisione di Bandiera promuova libri di figli di stragisti mai pentiti proprio in uno spazio della Televisione pubblica, pagata anche dai parenti delle vittime dei raccontati padri. La TV pubblica è generalista, e questo non è propriamente generalista, inoltre pratica il pagamento coatto dei suoi servizi, e questo non è un servizio pubblico, ma che cela (malamente) interessi economici privati. Oltre all'etica, si scomoda l'ormai fuori moda Buon Gusto: prima i catafalchi dei Casamonica, poi gli "happiest Days" dei Riina-Bagarella..Un'ultima cosa, il titolo in inglese non sterilizza, anzi, contribuisce a colorire il registro goffo-tragicomico dell'opera, non riesce a "kennedizzare" la famiglia, ma lascia un sapore polveroso in bocca. Di vecchie copertine in similpelle. Pessima scelta.

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