Libri

giovedì 1 dicembre 2022

L'ultima (in ordine di tempo) raccolta di poesie è online e acquistabile su amazon :),
i dettagli nella sezione poesie: "Finito il cielo carta crespa dell'inverno", insieme alla versione inglese


mercoledì 30 novembre 2022

Finalmente! Il pavimento di questo mio salotto metafisico era tappezzato di pensieri, sparsi e anarchici. Li ho raccolti in alcuni piccoli libri, corredati dalla versione in inglese, ora su Amazon.

I dettagli nella pagina Poesie, buona lettura!

lunedì 11 gennaio 2021

The Undoing (serie tv)

Hugh Grant sembra mio nonno, Nicole Kidman in versione bootleg, praticamente di originale le sono rimasti gli occhi e i capelli. La loro recitazione, tuttavia, risplende come gemma preziosa incastonata nell’intreccio classico di un thriller psicologico, finalmente. Un po’ di Hitchcock, poco movimento ma molta dinamicità, molti sguardi rivelatori. Tutto il cast merita un plauso. Le vicende si dipanano nelle strade e nelle residenze lussuose di un Upper East Side (Manhattan) distaccato: la Kidman (Grace) cammina molto, preda di vortici di pensieri che infuriano nei suoi occhi, e Central Park la segue con il suo profilo maestoso. Hugh Grant (Jonathan) parla con la sua magistrale mimica facciale, e gli occhi che sanno essere di pietra. La storia sorprende ad ogni puntata, non ristagna mai, presenta colpi di scena e mille sfaccettature di significato. Il non detto è il cuore semantico della serie. E soprattutto l’inganno, che può scaturire dalla percezione e dalle aspettative, o l’apparente adamantina tenuta della famigliola felice o lo sgretolamento delle certezze, e la bestialità che lievita sotto i merletti del socialmente presentabile. 

giovedì 24 settembre 2020

Le strade del Male (film Netflix)

Adattamento di un romanzo di Donald Ray Pollock, presente nel film come voce narrante, orpello non necessario e a tratti inutile. Questo film contiene due elementi potenzialmente vincenti: il cast e il protagonista, il Male. Consiglio vivamente di guardarlo in lingua originale (Netflix lo permette), per godere dei grovigli, delle atmosfere create da una lingua che ritrae un’America che sembra, ma ahimè non è, lontanissima. L’inglese Robert Pattinson, poi, che parla perfettamente il dialetto dell’Ohio è una chicca. Il suo essere a volte sopra le righe con la recitazione è dovuto forse alla difficoltà oggettiva di entrare in una lingua che praticamente non è la sua, ma così il suo ritratto dello spietato reverendo è perfetto, compresa la voce che si impenna e stride malignamente.

Il cast salva il film. Si tratta di un racconto che non ha il mordente né la capacità di “toccare” chi guarda, di far riflettere sul Male, anche se quest’ultimo è presente dal primo minuto. Molte cose già viste, anche la violenza sembra fine a se stessa. Vorrebbe essere uno dei grandi affreschi della provincia nordamericana, piena di contraddizioni, di implacabili voragini in cui le persone cadono inermi, ma non ci riesce. Siamo lontani dalle atmosfere di Anderson, Faulkner, Vonnegut, Capote. Peccato.

domenica 6 settembre 2020

TENET, Christopher Nolan (2020): Sator Tenet Vertigo Rotas

Al centro del famoso Quadrato del SATOR, ovunque esso sia scolpito o intagliato, la parola TENET emerge e si stampa come una croce negli occhi che ne percorrono lo spazio prima in avanti, poi all’indietro, e l’indietro è un avanti differente, ma uguale.

Il film prende gli stessi occhi e li strapazza avanti e indietro sulla croce, però, di una vertigine temporale perfetta. Quindi, in questo caso, protagonista non è solo la costruzione visiva ma il tempo. Perché fin dall’inizio, trascinati subito “in medias res” da una colonna sonora materica che schiocca come cavi di acciaio elettrificati, cercherete di trovare il bandolo, un particolare, un fotogramma, un qualsiasi appiglio che aiuti a dipanare la matassa metafisica, ontologica, filosofica alla base del racconto di immagini.

Ma no. Non la troverete. Perché in realtà è tutto molto semplice, tutto è già dentro di voi.

Occorre farsi trascinare nel e dal viaggio, che contiene sia l’enigma che la soluzione. Come sull’altalena: si va e si torna, e quando si torna si sente la vertigine dell’inversione. Il regista non vuole essere filosofo, oppure sì, chi lo sa, ma forse il senso sta nella convenzione. Finché tutto sarà convenzione, ci sarà vertigine. Nolan costruisce con pochissimi “effetti speciali” e con un geniale uso del montaggio un film che porta il suo marchio, quello di colui che padroneggia il flusso delle immagini e rapisce lo spettatore sparpagliandone a volte le certezze, ma regalando anche, in questo fiume apparentemente freddo di nozioni, momenti riservati all’importanza del sacrificio per l’ideale di un bene superiore.

Il film va visto rigorosamente in sala, o a casa, a patto di avere un impianto audio adeguato, perché la colonna sonora è parte della vertigine.


Un paio di appunti li farei: 


Kenneth Branagh. Il ruolo, e soprattutto la panza, dell’oligarca russo (ergo spietato) non gli si addice;

Il Protagonista (volutamente senza nome)/Washington è di colore, Neil/Pattinson è bianco, un dualismo razziale antirazzista che non vuole offendere alcuno, tranne l’intelligenza e la pazienza di chi assiste. 

Per il resto, sono uscita (o entrata, chi può dirlo?) dalla sala appagata è vagamente esaltata, anche se e forse perché “viviamo in un mondo crepuscolare”. “Niente amici al tramonto”.