Il topos mitologico del Vaso di Pandora, che riassume il senso profondo di questa meravigliosa serie, è insieme archetipo e profezia: archetipo perché il Vaso, in questo caso di ghiaccio, rende silenti conflitti e passioni innati grazie al suo essere chiuso, profezia perché quando il Vaso si apre, e si guarda sotto il velo del ghiaccio, l’Inferno brucia violento, un Inferno covato, annunciato, endemico, passato e futuro. E nessuno può immaginare con quanto sinistro vigore esso bruci. Un Inferno che vive da sempre sotto il ghiaccio di ognuno di noi, che può uscire in ogni momento, e distruggere qualsiasi Fortezza.
Per questo Fortitude, la Fortezza, città immersa nei ghiacci e nella calma potente del bianco artico, può essere identificata con tutto il genere umano. La serie si articola in tre stagioni, un po’ come le stagioni di una piccola società: la prima, in cui l’idillio della comunità perfetta viene scosso alle fondamenta, la seconda, che svela la cancrena sotto il broccato delle convenzioni sociali, la terza, il climax e l’epilogo necessari per la rinascita e l’inizio di un nuovo ciclo, anche biologico.
Gli espedienti per romanzare questo complesso impianto di analisi e critica antropo-sociologica sono vari e tutti credibili, a partire dall’uso dell’omicidio come elemento narrativamemte scatenante ma come anche elemento di arrivo, causa ma anche effetto di una valanga di reazioni a catena, e il ritrovamento da parte di alcuni bambini di un mammut “liberato” dai ghiacci, anche lui Vaso di Pandora inconsapevole, contenitore di un virus particolare, che devasta la mente ed il comportamento di chi infetta. A differenza di altre grandi storie sulla verità e la profondità dell’abisso nero che è dentro ogni uomo (mi viene in mente Twin Peaks), in Fortitude non si cerca un colpevole perché tutti gli abitanti sanno, in cuor loro da sempre, che la pace è un costrutto labile, un coperchio di carta, in questo caso di ghiaccio, sul cratere di un vulcano. Infatti, il detective inviato da Oslo per indagare sul primo omicidio è un elemento, in controtendenza con le leggi non scritte delle comunità isolate, che porta un certo equilibrio.
Fortitude è la lotta, persa in partenza, dell’Uomo contro i suoi istinti, contro il sangue, che nessun permafrost può quietare. È un crescendo di pazzia, Fortitude, ma è tutto reale, è quello che si vedrebbe senza la lente delle regole del super-Io. Anche la fine, che è la Fine, non finisce, non appaga l’ottimismo, lo confina al contrario in un eterno supplizio di Prometeo.
Nessun commento:
Posta un commento