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lunedì 28 aprile 2014

Anti-Social Club

Il tranello è teso da tempo: alcune strutture, viventi in Internet e battenti bandiera “social”, sembrano dover essere esenti da qualunque tentativo di auto-definizione etica, essendo considerate solo un mezzo, attraverso il quale esseri bene intenzionati interagiscono, ed esseri male intenzionati possono operare, merito della libertà assoluta di azione, vigente nell’universo binario.
Assistiamo quindi alla ripulitura morale di tali network, disegnati come meri, tuttavia democratici, contenitori del Bene, a rischio tuttavia di intrusione, inevitabile secondo i detrattori delle umane pulsioni, del Male. In realtà è l’Uomo che pensa il network, e che ne detta le regole, non siamo ancora dentro agli scenari letterari dell’autodeterminazione cosciente del byte. Non siamo ancora a quel punto, ma è senz’altro iniziata la Creazione di un sistema organico che andrà a sostituire, secondo le teorie più estreme, l’intero impianto sociale del genere umano. Intanto, la sconfitta del carattere associativo, con auto-soppressione della tendenza conviviale che l’Uomo custodiva innata, vengono sancite oggi dalla totale metabolizzazione dei social network, i quali, ad un esame più attento, si rivelano come ossimori semantici e semiotici, veri e propri organismi con una testa, un cuore, e un florido apparato digerente: le “Reti Sociali” contengono il germe dell’antisocialità più spinta, un germe accattivante e difficilmente estirpabile, e si nutrono del consenso dei propri “contatti”, masticati e digeriti in forma di esercito privato di difensori della Causa.
Per qualche anno la folla dei cibernauti fu catturata da Second Life, un portale vestito da gioco di ruolo, in cui la gente costruiva ad arte un proprio avatar, interagendo con gli altri all’interno di vasti scenari di vita simulata, tanto che si arrivò anche all’abbozzo di forme di e-commerce; Second Life servì da “beta test” per i futuri smart social network, più maturi, contenenti persone vere, con la possibilità di raggiungere un vero “chiunque” in qualunque posto, fosse il vecchio amichetto delle elementari, o il primo amore, o un perfetto sconosciuto risucchiato a caso da una sessione di ricerca randomica.
Le novità rispetto al passato sono la capillarità, l’invasività, il carattere ecumenico e reale del messaggio, con l’abbattimento dei limiti di età degli aderenti: un nuovo, immenso mercato a cui, dopo l’iniziale periodo di assestamento e di fidelizzazione, far cavalcare qualsiasi onda commerciale.
Il tempo vissuto nei social network, dapprima ritagliato dai tempi morti della vita quotidiana, viene ora difeso strenuamente, dilatato, assumendo i caratteri di vita vera, vita “liquida”, opposta a quella “solida”, con rapporti costruiti solo da frasi, icone sintetiche, segni di interpunzione. Alcuni soggetti si trasformano, anche con loro grande sorpresa, in grandi pensatori, solari, positivi, alcuni rivelano segreti inconfessabili a persone poco frequentate (facendo cadere ogni pudore), e gli stessi, incontrando per caso queste persone nei viali della vita “solida”, ne evitano, con pudore (qui presente), perfino lo sguardo. Mancando qualsiasi indicatore fisico che tracci i limiti dei rapporti interpersonali, le interazioni sono prive di freni, iperboliche, falsate.
Questi esempi sono emblematici del carattere dissociativo dei social network: la debolezza, data dalla mancanza di rapporti corporei, mette a rischio i soggetti, li rende vittime, di carnefici ben più pericolosi di quelli della vita “solida”, in quanto sono due volte carnefici, irretiscono con esche virtuali, poi invitano ad un incontro nella vita “solida”, e quello, a volte, risulta fatale. Le leggi della prossemica, disciplina semiologica che studia i gesti, il comportamento, lo spazio e le distanze all'interno di una comunicazione, sia verbale che non, regolano i rapporti fisici e mentali: senza il corpo la mente è solo un cancello aperto sull’abisso delle proprie paure.
Lungi dal voler giungere a conclusioni di stampo manicheo, mistico, reazionario e luddista, siamo tutti coscienti del fascino delle Reti Sociali, e ne godiamo, ma non perdiamo di vista il nostro corpo, e ciò che comunica, è la nostra unica difesa, e l’unico mezzo per avere amici, ed è l’unico contenitore possibile per il nostro Essere.   


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