Tutto
deve essere traducibile, oggi. Sezionabile, manovrabile, convertibile. Il dedalo di convenzioni, le gabbie iridescenti
fatte di sbarre di codici binari, e gli spaziosi dormitori per culture da
dismettere in nome della "monocultura" global, erodono come acqua
furente le differenze, la poesia dell'unicità, limano lo spessore ed il mistero
che precorre ogni desiderio di scoperta. Il concetto di melting pot
potrebbe condurre, in barba al suo apparente ed ecumenico significato, alla
sparizione della profondità dell'essere umano, che proprio nella lingua esprime
tutta la sua unicità, al raffreddamento dell'erotismo musicale evocato dalla
parola "straniera". Né stupirebbe l'avvento di un sistema di
comunicazione universale, con caratteri della lingua in quel momento egemone, e
un guazzabuglio di elementi provenienti da questo o quell'angolo del pianeta,
tutti adattati ad uno stile di vita sintetico, digitale e a-riflessivo.
Tuttavia ancor oggi, nonostante le prefigurazioni omologanti, esistono in alcune lingue
(e culture) espressioni che, pur contando pochi segni, non sono traducibili in una sola parola delle
lingue attualmente egemoni poiché pregne di
significato e di interiorità, difficilmente sintetizzabili. Isole felici. La
lingua giapponese, ad esempio, contiene anche nei più piccoli segni grafici
enormi concetti, enormi racconti di un popolo che segue il corso della Natura e
s'inchina alla sua bellezza, che porta con sé le figure degli antichi. Se un
giorno dovessimo lasciare la Terra, o dovessimo gettare messaggi pubblicitari
della nostra Weltanschauung nel (quasi) eterno torrente del
buio cosmico, queste sono alcune delle parole che porterei:
物の哀れ Mono no aware, si potrebbe
tradurre con il sentimento delle cose, ma in realtà è molto di più: i
kanji di "cose"(物) e di "stupore", ma
più tardi di "compassione" (哀), esprimono
l'ineluttabile coinvolgimento e rapimento uniti alla malinconia, la dolce
tristezza portata dalla consapevolezza dell'impermanenza del Tutto;
木漏れ日 Komorebi, viene tradotto con la
luce che filtra tra gli alberi, tra le foglie degli alberi: i kanji di
"albero"(木), di "fuga",
del'"brillare attraverso", del "rivelare" (漏) e di "sole" (日) disegnano proprio la scena
della luce che crea un sottile sipario facendosi largo attraverso le foglie,
un'immagine delicata che parla di luce ed ombra, di affascinante e pudica
leggerezza, di gentilezza eterna.
森林浴 Shinrinyoku, fare un bagno di
foresta: i kanji di "foresta" (森林) che non sono altro che una ripetizione di quello di albero (木) e quello di
"bagno", "luogo del bagno" (浴), una piccola casetta con linee d'acqua intorno, esprimono una poesia
indescrivibile con altre parole, la poesia di entrare in relazione intima con
la Natura per trarre beneficio fisico, in una comunione unica ed atavica,
attraverso l'immersione salvifica in acqua;
幽玄 Yuugen, si potrebbe rendere con la
meravigliosa bellezza dell'impenetrabile, della penombra confinante con il
mistero dell'Universo, la consapevolezza della trama indistricabile e per
questo degna di contemplazione del Tutto, sentimento spirituale troppo
profondo per le parole: il kanji di "montagna" (山) riempito da quello di
"misterioso", reso graficamente con una rete di fiamenti (幽) che esprimono appunto il
mistero, l'indistinto, il confine sottile come una parete di carta di riso, la
profonda ed inesplicabile bellezza della Natura; il kanji di
"misterioso", "occulto" (玄), ora da solo, sempre formato dai fili della rete del mistero che sta
sotto alla natura fisica delle cose.
Questo
dobbiamo raccontare di noi, questa è la sintesi cui si dovrebbe tendere,
l'unica che fa intravedere la profondità del Tempo senza precipitare, che porta
il futuro in spalla senza fatica.
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