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lunedì 26 agosto 2019

Il Signor Diavolo, di Pupi Avati: attualissimo horror demo-padano

Un gran bel film. Unica pecca, forse, il montaggio audio che rende alcuni suoni poco realistici, amplificati e ridondanti. Per il resto il grande Pupi Avati ci offre un quadro perfetto del Veneto del ‘52, preda della più bieca e feroce delle superstizioni: il cattolicesimo sciamanico reso sistema dalla Democrazia Cristiana di allora. Analfabetismo e povertà sono gli acceleranti del processo di colonizzazione mentale operato dai ministri di Dio che invero insegnano solo a dar del “lei” al Diavolo, “per il rispetto che si deve al Male”.
Non esiste traccia del buon Dio in questi luoghi segnati ovunque da croci, ma solo del Demonio, trasportato dal vento umido del Polesine, presente nelle deformità, nelle malattie mentali, nelle leggende, nelle cattiverie paesane, nel cinismo dei contadini affamati ed emaciati (perfetta la fotografia) negli innocui incidenti che portano all’ostracismo prima e alla morte poi, nei “brutti” animali. Il Ministero di Grazia e Giustizia si muove subito nel caso dell’omicidio di un minore per mano di un coetaneo che rischia di sparigliare, a pochi mesi dalle elezioni, il consenso popolare nel democristianissimo Veneto del ‘52: l’imputato dichiara di aver ucciso il Diavolo, su suggerimento del parroco del paese. Per insabbiare il plagio della giovane mente da parte del clero locale, viene inviato un funzionario da Roma, che non sa, in realtà, in quale abisso stia per precipitare. Le cose non sono mai come sembrano, soprattutto ne Il Signor Diavolo, horror di altri tempi, così umano da far venire i brividi, e molto attuale, attuale finché esisteranno governanti che di fatto affidano la loro azione alla Sacra Famiglia.

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