Si fa un gran parlare dell’uomo Montanelli, che “affittò” per il suo piacere, sposandola, una povera ragazzina eritrea di 12/14 anni (le fonti sono confuse), infibulata dalla nascita e ovviamente non consenziente. Alcuni amici comunisti sputerebbero anche sul suo cadavere, oggi, diverse erano forse le opinioni quando il giornalista veniva invitato alle Feste de l’Unita al tempo del di lui anti-Berlusconismo.
Chissà se gli stessi, imbrattatori di statue e sostenitori da tastiera, conoscono le vicende private del loro dio Marx, della sua cameriera Helene Demuth, e delle libertà che egli si prendeva nella casa in cui viveva insieme alla moglie, da bravo semi-aristocratico maschilista e padre padrone, mantenuto a vita dall’eredità del padre, odiatore della Russia e pure forse un po’ antisemita (vedi “Sulla questione ebraica”, 1844) che nel tempo libero parlava di emancipazione delle donne, lotta di classe e abolizione del diritto di successione.
Per non parlare di Stalin quarantenne e la sua propensione per le quattordicenni, o della pedofilia del grande, grandissimo Pasolini, bla bla bla il discorso potrebbe durare secoli.
Vogliamo continuare con queste pagliacciate, o cerchiamo di studiare o leggere un po’ di più, per imparare a contestualizzare e a separare gli uomini ed i loro a volte gravi errori dal peso storico delle loro opere?
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