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venerdì 10 luglio 2020

La Casa di Carta: poveri noi

Poveri noi. Lo scorso novembre, quando pletore di tute rosse con faccia da Dalí scorrazzavano tra i vicoli di Lucca pensai che il “Mediasettismo” avesse ormai invaso anche Lucca Comics. Bisogna sempre diffidare degli innamoramenti di massa.
Ebbene, la Casa di Carta è, secondo me, una delle più brutte e sopravvalutate serie di tutti i tempi, degna di un palinsesto di Mediaset: una telenovela (nella peggior accezione del termine) farcita di action di bassa lega ed esche per i più giovani, come l’avvenenza dei tronisti che si fregiano del ruolo di protagonisti, scene audaci per lo sfogo ormonale e temi di ribellione facile e plastificata che sostengono la farsa, il cosiddetto comunismo da salotto.
Il fatto che sia una serie spagnola è ovviamente un’aggravante.

Di gran lunga migliore l’antico “Scuola di Ladri” di Neri Parenti con il trio di pericolosi sovversivi Rio-Banfi, Denver-Boldi, Berlino-Villaggio.

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