Libri

martedì 6 novembre 2018

La ragazza nella nebbia, di Donato Carrisi (il film): un’opinione

Il fatto che un valente autore di romanzi sia il regista di una delle sue opere più riuscite può rivelarsi un’arma a doppio taglio: egli potrebbe cioè Indulgere in comportamenti auto celebrativi, potrebbe far mancare, con l’amore di un genitore per la sua creatura l’obiettività che un noir necessità per essere credibile.
Invece no. Carrisi crea un film denso, dai contrasti caravaggeschi, silenzioso come le montagne
che circondano il paesino di Avechot ma pieno di rumori, anche flebili, così come di gesti, molti dei quali appena inquadrati ma fondamentali, e di parole, a cui bisogna prestare attenzione, tutto minuziosamente Inserito nell’intreccio, come incastonato in un gioiello.

venerdì 19 ottobre 2018

Blackkklansman (regia di Spike Lee), un’opinione

Spike Lee sciorina il suo miglior repertorio, creando non un film ma un contenitore perfetto
di storia, società, metacinema, passato e presente, cementato da un geniale dosaggio di parole e di commedia. Il metacinema, con la citazione iniziale di Via col Vento, e quella verso il finale di Nascita di una Nazione (famoso film muto del 1915 in cui si celebra il Ku Klux Klan), è fondamentale per cucire la bandiera della Storia americana moderna.

venerdì 12 ottobre 2018

Sharp Objects (serie tv), un’opinione

Gli Stati Uniti centro meridionali si confermano la location perfetta
per riversare asciutta disperazione senza scampo in un’opera di immagini.
Lo abbiamo visto in Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, nella prima stagione di True
Detective, lo vediamo in Sharp Objects.
Questa parte di territorio si rosola indolente al sole e scivola ambigua e lasciva
tra le foglie umide e le case sfasciate. Dietro le facciate, l’etichetta bigotta, le limonate
sui tavolini delle signore e le bandiere confederate ecco i mostri, l’alcool permesso e consumato
oltremisura per valicare lo stordimento da provincia, i traumi, il sangue sotto i letti.

lunedì 13 agosto 2018

Piccola opinione letteraria: Norwegian Wood, di Murakami Haruki

Quando si cerca di rimandare il più possibile la lettura delle ultime cinque pagine di un libro, vuol dire che quel libro si è preso un pezzo di te. Lo stesso quando ci assale un po’di tristezza, chiudendolo e riponendolo nella libreria.
Norwegian Wood è un mondo solo in apparenza leggero. In realtà gli abissi che Murakami
riesce ad indagare sono tanti, implacabili, profondi. La memoria, l’amore e la morte, la disperazione ma anche la salvezza di essere soli, la ribellione rese in una prosa così meravigliosamente malinconica, che riesce a dipingere paesaggi interiori soavi, pieni di poesia e di languore, ma anche tragicamente freddi.
I chiaroscuri ed i contrappesi sono un punto di forza: alla morte, così innaturalmente presente in un universo giovanile si contrappone l’amore in tutte le sue forme, l’amicizia, al rimorso e alla solitudine gli incendi adolescenziali, le meditazioni in extremis. Uno dei più importanti romanzi di formazione mai scritti, che non procede per imprese, ma per insuccessi, pianti, silenzi, paesaggi, per le strade di Tokyo, o boschi nevosi, o mari in tempesta. E attraverso la Musica, sempre presente, compagna di riflessione, entità maieutica e necessaria.

Il protagonista, salendo timido la scala dei suoi vent’anni, arriva alla consapevolezza che perfino il teatro greco non abbia colto, forse volutamente, per motivi umani di auto-conservazione, la vera essenza della tragedia della vita: il deus ex machina, l’artificio letterario che rimette a posto gli ingranaggi della storia, nella vita non esiste. La sofferenza, dice Watanabe Toru, si supera solo “con la sofferenza” ma purtroppo questo non ci salverà, “non ci sarà di nessun aiuto la prossima volta che la sofferenza ci colpirà all’improvviso”. 

domenica 29 luglio 2018

Piccola opinione: Una calibro 20 per lo specialista, di Michael Cimino

Prima di parlare del film, due parole sulla traduzione del titolo, totalmente fuori dalla logica della pellicola, brutto adattamento (omologazione al genere poliziesco Sparatutto dei primi anni Settanta) di un titolo originalmente bello e a suo modo fiabesco: Lightfoot and Thunderbolt. Questi soprannomi vagamente epici e dal sapore antico, vengono tradotti incomprensibilmente con Caribù e Artigliere..