Un gran bel film. Unica pecca, forse, il montaggio audio che rende alcuni suoni poco realistici, amplificati e ridondanti. Per il resto il grande Pupi Avati ci offre un quadro perfetto del Veneto del ‘52, preda della più bieca e feroce delle superstizioni: il cattolicesimo sciamanico reso sistema dalla Democrazia Cristiana di allora. Analfabetismo e povertà sono gli acceleranti del processo di colonizzazione mentale operato dai ministri di Dio che invero insegnano solo a dar del “lei” al Diavolo, “per il rispetto che si deve al Male”.
La corsia preferenziale, ammobiliata di parole e discorsi, per chiunque ami lo stress rilassante del confronto e del sincero libero sfogo
lunedì 26 agosto 2019
venerdì 28 giugno 2019
Netflix, cronaca di una retromarcia sul burrone
Epilogo: Netflix, a furor di popolo, ritira l’ignominia.
Prologo: Netflix, tramite il signor Cannarsi (dal cognome profetico e già distruttore di versioni italiane di film dello studio Ghibli) ha rovinato la più importante (senza forse) opera di animazione degli ultimi decenni. Una cosa su tutte, per problemi di spazio: l’esimio, che già collaboró al primo adattamento televisivo italiano di Evangelion (serie andata in onda dal 2000 su MTV, cinque anni dopo l’uscita in Giappone) oggi cambia idea ed usa, tra le altre cose, il termine “Apostolo” al posto di “Angelo”, perché???
venerdì 15 marzo 2019
La casa di Jack, di Lars Von Trier: un’opinione
Che film.
Glenn Gould, Vivaldi, David Bowie come colonna sonora. Glenn Gould lo vediamo, suonare e cantare o meglio, mangiare Bach. Poi William Blake, le cattedrali gotiche e i loro “angoli bui”, le geometrie di Speer, l’albero di Goethe. Luce e buio. È la cifra del genio, e dell’Universo. Esiste una interpretazione anti-umanistica dell’arte, del mondo, della storia, dell’uomo. Quella di Von Trier.
venerdì 15 febbraio 2019
Alita - Angelo della Battaglia (2019), un’opinione
Basta! Basta consegnare in mano a certi americani roba che non possono capire, basta! I manga sono roba seria, mica le storielle della Marvel.
Prima il penoso Ghost in the Shell, poi l’imbarazzante Death Note di quei quaccheri di Netflix, ora quest’altro capolavoro viene brutalizzato da James Cameron (alla produzione) e compagni. James Cameron! Regista degno di tale nome fino al 1991, titolare in seguito di due dei film più trash e vomitevoli della storia umana, Titanic e Avatar.
Del film in oggetto dico: una scatoletta svuotata degli importanti e profondi contenuti dell’originale giapponese, ben infiocchettata con i soliti noiosi favolosi effetti super-speciali, quindi inutile. Come fare un film sulla Divina Commedia ambientato a Disneyland con Dante vestito da Marty McFly e Virgilio da Emmet “Doc” Brown.
giovedì 10 gennaio 2019
Suspiria (2018), un’opinione
Il film dell’anno.
Un prodigioso angosciante viaggio nel buco nero della realtà, dell’irrealta e della storia, nel grigio dell’impotenza della cultura di fronte alla capacità di manipolazione dei sistemi dogmatici che danno sicurezza e nascondono le colpe sotto la promessa di speranza nel futuro, nel corpo e nella mente di una deità maligna che si rivela pian piano e che viene per riprendersi ciò che è suo. Un viaggio dentro la Donna, nel suo sangue, nella sua grazia potente, nella capacità di essere fortezza, dolce iniziatrice e sterminatrice, nel corpo tempio del possibile, nella disciplina della danza, mezzo per trasumanare verso regni inimmaginabili. Il film non è un remake, non può esserlo.
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