Libri

martedì 21 marzo 2017

La La Land, Triccheballacche e Putipù

Certo, mala tempora currunt. Quindi, in tempi di Apocalisse ventilata, si giubila e si freme dinanzi a storie effimere di sogni effimeri. E sia, fremete pure, scrematevi dalle ansie quotidiane sulla fiamma adulatrice e consolatoria della cellulosa pluripremiata, ma poi basta. Ok? Bene. Perché 'sto La La Land, oltre a gettare definitivamente nel mare del ridicolo la carovana di Oscar, Red Carpet e i suoi fratelli, non é un film riuscito.

sabato 18 marzo 2017

Il sonno della politica e il network sociale liberano pulsioni e ingabbiano rivoluzioni


Non ci saranno altre rivoluzioni, per un po'. Le rivoluzioni non sono eventi a cui qualcuno possa prendere parte senza una seria conoscenza, o fisica contezza delle sovrastrutture governanti. Inoltre, le societá che si apprestano a divellere un sistema hanno genericamente il controllo delle proprie pulsioni, le quali non sono solleticate ed agevolate dall'ambiente bensí limitate dall'impianto etico e morale alla sfera ultra privata. Senza il coperchio del super io chiunque viene succhiato come un lecca-lecca dai propri istinti, che esondano dall'alveo sicuro dell'inconscio, e gli inconsci scoperchiati non si confanno alla serena vita di un corpo sociale e a quella di una rivoluzione. Quello che abbiamo sempre percepito come una castrazione, cioé lo svilimento della libertá di "straripamento", oggi in realtá pare una condizione auspicabile.

sabato 25 febbraio 2017

Supermercati ed assalti ai cassonetti: come ti difendo i rifiuti assediati col telefonino

Non voglio scrivere di Rom. Non voglio scrivere di razzismo, né di lacrimogeni ideali di amicizia e fratellanza comuniste, contrapposti a pistolotti squadristi. C'erano una volta due dipendenti di Lidl Italia, e due signore di etnia Rom che frugavano nel contenitore dei rifiuti del punto vendita dell'azienda sopracitata. Siamo a Follonica. Le due signore, pensando di non essere viste, si tuffano in un gabbiotto (il nome promette nulla di buono) dei rifiuti sul retro del supermercato, e cominciano a frugare tra gli avanzi. Una sceneggiatura non originale. A questo punto la diversione antropologica.

venerdì 17 febbraio 2017

Nativi digitali e cervelli hackerati

L'espressione di compiacimento di alcuni genitori davanti al razzolare dei loro piccoli figli su tablet o smartphones, sarebbe senz'altro degna di una scena monicelliana: remota sacralità dello strumento patinato, fascino dell'ignoto, orgoglio genitoriale finalmente nutrito dal genio precoce dell'ex lattante e autostima à gogo, tutto riassunto in facce da quadro di Bosch. Ma cosa stanno vedendo, in realtà, questi genitori? Un bambino che muove il ditino umido di naso sullo schermo lucido del Coso, sui quadratini colorati che se li schiacci si aprono e parlano, cantano e fanno uscire i pupazzetti, insieme, dopo un po', agli occhi dalle orbite e il cervello dalle orecchie.  
Bene. 

giovedì 16 febbraio 2017

L'intraducibile ci salverà: le parole da portare nello Spazio

Tutto deve essere traducibile, oggi. Sezionabile, manovrabile, convertibile. Il dedalo di convenzioni, le gabbie iridescenti fatte di sbarre di codici binari, e gli spaziosi dormitori per culture da dismettere in nome della "monocultura" global, erodono come acqua furente le differenze, la poesia dell'unicità, limano lo spessore ed il mistero che precorre ogni desiderio di scoperta. Il concetto di melting pot potrebbe condurre, in barba al suo apparente ed ecumenico significato, alla sparizione della profondità dell'essere umano, che proprio nella lingua esprime tutta la sua unicità, al raffreddamento dell'erotismo musicale evocato dalla parola "straniera". Né stupirebbe l'avvento di un sistema di comunicazione universale, con caratteri della lingua in quel momento egemone, e un guazzabuglio di elementi provenienti da questo o quell'angolo del pianeta, tutti adattati ad uno stile di vita sintetico, digitale e a-riflessivo.