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mercoledì 7 maggio 2014

Gomorristi trainati da una buona stella….

Da un’idea dell’ormai semidio Saviano, il regista Sollima srotola l’ennesimo arazzo incastonato con le migliori pietre nere in circolazione, la serie Gomorra arriva a contendere il posto de “er mejo dramma intimista-sanguinario”, detenuto finora da Romanzo Criminale; ma in questo caso si apre, per gli amanti di complotti e cripto-manovre, uno scenario che potrebbe essere possibile, anche se molto improbabile: la creazione ad arte, forse a sue spese e a sua insaputa, del personaggio Genny ‘a carogna (persona comunque esistente, con proprio vissuto e propria fedina penale).

A pensarla male, seguendo quindi la teoria del mega spot occulto, il marketing si è spinto fin oltre le frontiere della genialità: ha messo il guappo Genny in coppa ad una transenna dell’Olimpico, per dirottare l’attenzione del pubblico sul sottobosco della Napoli non proprio per bene, anticipando il mood della serie, vendendo al meglio il prodotto; Genny, faccia da attore, di quelle facce che passano subito i provini, con un nome che è lo stesso, guarda caso, di quello del figlio del boss nella serie, figlio smidollato e capace di provare rimorso e senso di colpa, inadatto quindi al ruolo di successore del re del crimine.
A pensarla bene, la cosiddetta buona stella potrebbe aver creato la coincidenza della pantomima sportiva come preludio alla produzione di Cattleya & Company.
Ed ecco che le cineprese entrano a Scampia, con fare epico, magistrale, e fotografano un luogo pieno di grigio, di carcasse ed erba sporca, e una frase impressa su un’architrave malferma : quando la felicità non la vedi, cercala dentro.
Regia perfetta, colori scuri da Gotham City (manca la pioggia), dialoghi che sfuggono a malapena da denti digrignati, melodici, senza sconti alla comprensione facile, che non sarebbe filologicamente accettabile, in tale contesto. Aspettiamo il resto, finito l’effetto Genny ‘a carogna, , decantato il caos post partita, rimangono la sostanza, e la critica seria.
  



2 commenti:

  1. Quando ho visto Romanzo criminale ho istintivamente parteggiato per uno dei personaggi, poi quando sentivo le notizie vere di questi balordi che ammazzano, ricattano...che fanno del male a qualcuno insomma, ci riflettevo e pensavo che i film... hanno lo zucchero: rendono dolce ciò che non lo è. Sfido chiunque ad essere oggetto di un linciaggio, di un furto, di una violenza ecc e rimanere affascinato. Il film ci riesce. Se tutto questo viene sommato alle ormai constanti notizie dei TG, ho paura di una certa assuefazione, che ci porta gradatamente ad accettare un livello sempre peggiore. Il mio è solo un timore e non dico che questo accada veramente perché non ho la palla di vetro, ma ogni tanto ho dei rigurgiti contro questi film.
    Riccardo Angelucci.

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  2. Romanzo Criminale ha affascinato molti, e questo secondo me per il carattere appunto di "romanzo" impresso all'intera opera, e per la fascinazione che trasuda..dalla sigla, alla fotografia, alla scelta del look dei personaggi, tutto richiamava un certo stile; Gomorra, invece, a parer mio, viene presentato fin dall'inizio come un mondo perduto, maleodorante, pieno di cattivo gusto, è difficile provare, almeno per me, una qualsiasi empatia con i personaggi, non c'è nulla di affascinante, il male qui è un male che soccombe al kitsch, al dialetto incomprensibile, ecc... Forse l'operazione Gomorra aiuterà il pubblico a non simpatizzare per il criminale...è una questione estetica, credo, in questo caso.

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