Da un’idea dell’ormai semidio Saviano, il regista Sollima
srotola l’ennesimo arazzo incastonato con le migliori pietre nere in
circolazione, la serie Gomorra arriva
a contendere il posto de “er mejo dramma intimista-sanguinario”, detenuto
finora da Romanzo Criminale; ma in
questo caso si apre, per gli amanti di complotti e cripto-manovre, uno scenario
che potrebbe essere possibile, anche se molto improbabile: la creazione ad
arte, forse a sue spese e a sua insaputa, del personaggio Genny ‘a carogna
(persona comunque esistente, con proprio vissuto e propria fedina penale).
A pensarla male, seguendo quindi la teoria del mega spot
occulto, il marketing si è spinto fin oltre le frontiere della genialità: ha messo
il guappo Genny in coppa ad una
transenna dell’Olimpico, per dirottare l’attenzione del pubblico sul sottobosco
della Napoli non proprio per bene, anticipando il mood della serie, vendendo al
meglio il prodotto; Genny, faccia da attore, di quelle facce che passano subito
i provini, con un nome che è lo stesso, guarda caso, di quello del figlio del
boss nella serie, figlio smidollato e capace di provare rimorso e senso di
colpa, inadatto quindi al ruolo di successore del re del crimine.
A pensarla bene, la cosiddetta buona stella potrebbe aver
creato la coincidenza della pantomima sportiva come preludio alla produzione di
Cattleya & Company.
Ed ecco che le cineprese entrano a Scampia, con fare epico,
magistrale, e fotografano un luogo pieno di grigio, di carcasse ed erba sporca,
e una frase impressa su un’architrave malferma : quando la felicità non la vedi, cercala dentro.
Regia perfetta, colori scuri da Gotham City (manca la
pioggia), dialoghi che sfuggono a malapena da denti digrignati, melodici, senza
sconti alla comprensione facile, che non sarebbe filologicamente accettabile,
in tale contesto. Aspettiamo il resto, finito l’effetto Genny ‘a carogna, ,
decantato il caos post partita, rimangono la sostanza, e la critica seria.
Quando ho visto Romanzo criminale ho istintivamente parteggiato per uno dei personaggi, poi quando sentivo le notizie vere di questi balordi che ammazzano, ricattano...che fanno del male a qualcuno insomma, ci riflettevo e pensavo che i film... hanno lo zucchero: rendono dolce ciò che non lo è. Sfido chiunque ad essere oggetto di un linciaggio, di un furto, di una violenza ecc e rimanere affascinato. Il film ci riesce. Se tutto questo viene sommato alle ormai constanti notizie dei TG, ho paura di una certa assuefazione, che ci porta gradatamente ad accettare un livello sempre peggiore. Il mio è solo un timore e non dico che questo accada veramente perché non ho la palla di vetro, ma ogni tanto ho dei rigurgiti contro questi film.
RispondiEliminaRiccardo Angelucci.
Romanzo Criminale ha affascinato molti, e questo secondo me per il carattere appunto di "romanzo" impresso all'intera opera, e per la fascinazione che trasuda..dalla sigla, alla fotografia, alla scelta del look dei personaggi, tutto richiamava un certo stile; Gomorra, invece, a parer mio, viene presentato fin dall'inizio come un mondo perduto, maleodorante, pieno di cattivo gusto, è difficile provare, almeno per me, una qualsiasi empatia con i personaggi, non c'è nulla di affascinante, il male qui è un male che soccombe al kitsch, al dialetto incomprensibile, ecc... Forse l'operazione Gomorra aiuterà il pubblico a non simpatizzare per il criminale...è una questione estetica, credo, in questo caso.
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