Nulla cambia, in questo paese…nulla cambierà, temo, in modo
rivoluzionario o quantomeno drastico, e se qualcosa dovesse cambiare, lo dico
alla maniera dei Sofisti, cambierebbe in modo da non poter essere condivisa, o
cambierebbe in modo da non dover cambiare troppo.
Tremano i polsi, infatti, al pensiero di una nostra
eventuale gestione post-rivoluzionaria, che vorrebbe fermezza, coerenza,
raziocinio all’ennesima potenza, coesione.
La frase cinquecentesca che riecheggia nelle nostre menti
ogniqualvolta l’Italiano dà prova del suo coraggio civico, “Franza o Spagna,
purchè se magna!” traccia le linee del ritratto di una parte ahimè consistente
del corpo elettorale: esseri bifronti, pronti a menare le mani in risse da bar
in cui tutti dicono di essere rivoluzionari, pronti a tirar oggetti ai
televisori inveendo contro questo e contro quello, tuttavia assoggettati al
silenzio dell’urna, osservanti, nella penombra di quelle tre pareti, dei più
inveterati dettami controriformistici, con i propri orticelli in tasca e le
macchinine pulite in garage.
Noi, popolo di pigri, sogniamo che gli altri facciano il
lavoro sporco, ci alleiamo con il più forte, abbiamo bisogno di un leader da
seguire come un gregge il pastore, che ce ne dica di assurde, tanto più assurde
sono, più verranno prese per buone. Vogliamo che una sola persona si prenda la
responsabilità di tutti noi, per poi appenderla per i piedi, o spedirla ai
servizi sociali, quando fallisce.
Noi, popolo di Gattopardi, che cambiamo colore come i
camaleonti, pur di far rimanere immobili le acque dello stagno.
Noi, popolo non-popolo, senza il senso dello Stato, pieni di
bandiere nell’armadio fuorché la nostra, privi di cultura e di amor di patria.
Noi, il popolo che ha creato il più grande partito comunista
dell’occidente, siamo in realtà i più convinti anti-comunisti, odiamo le
utopie, non perché siamo pragmatici, ma perché ci affatica troppo il pensiero
di realizzarle, siamo intolleranti, individualisti, settari, gelosi delle “cose
nostre”.
Noi, popolo di integerrimi voltagabbana, corrotti ad ogni
livello della convivenza civile, dai banchi di scuola alla fossa: primi al
mondo nel lavoro sottotraccia oltre che nel preparare pizze, nella
confabulazione per ottenere un voto in più, un sorriso del capo, tutto a discapito
degli altri, siano essi compagni di partito, colleghi, amici, parenti, perfino
noi stessi, quando la doppiezza prende il sopravvento e crea alter ego.
Oggi torna di moda la maggioranza bulgara, riaffiorano gli
ideali della Balena Bianca, i manichei e le compravendite di anime per pochi
spiccioli, tipo Barabba e i trenta denari.
E’ bastato un grumo di gente che gridasse “all’untore!”, e
tutti dietro, “questo fa paura, è un dittatore, un assassino”, paura, paura,
paura.
Ecco perché non possiamo dirci rivoluzionari, poiché
seguiamo un modello evoluzionistico basato sulla paura, e tale modello,
proposto in una realtà come ad esempio la savana, avrebbe contribuito alla
nostra estinzione fulminea. Noi, invece, per nostra fortuna, abbiamo a che fare
solo con “altri noi”, è questo il guaio, antievoluzionistico.
E i francesi invece si permettono di fare un'altra rivoluzione dopo appena 200 anni. Chapeau!
RispondiEliminaRiccardo Angelucci.
Riccardo Angelucci
Mi associo, e sottoscrivo..
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