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lunedì 26 maggio 2014

Un solo grido, dalle urne: ma chi me lo fa fare?

Nulla cambia, in questo paese…nulla cambierà, temo, in modo rivoluzionario o quantomeno drastico, e se qualcosa dovesse cambiare, lo dico alla maniera dei Sofisti, cambierebbe in modo da non poter essere condivisa, o cambierebbe in modo da non dover cambiare troppo.

Tremano i polsi, infatti, al pensiero di una nostra eventuale gestione post-rivoluzionaria, che vorrebbe fermezza, coerenza, raziocinio all’ennesima potenza, coesione.
La frase cinquecentesca che riecheggia nelle nostre menti ogniqualvolta l’Italiano dà prova del suo coraggio civico, “Franza o Spagna, purchè se magna!” traccia le linee del ritratto di una parte ahimè consistente del corpo elettorale: esseri bifronti, pronti a menare le mani in risse da bar in cui tutti dicono di essere rivoluzionari, pronti a tirar oggetti ai televisori inveendo contro questo e contro quello, tuttavia assoggettati al silenzio dell’urna, osservanti, nella penombra di quelle tre pareti, dei più inveterati dettami controriformistici, con i propri orticelli in tasca e le macchinine pulite in garage.
Noi, popolo di pigri, sogniamo che gli altri facciano il lavoro sporco, ci alleiamo con il più forte, abbiamo bisogno di un leader da seguire come un gregge il pastore, che ce ne dica di assurde, tanto più assurde sono, più verranno prese per buone. Vogliamo che una sola persona si prenda la responsabilità di tutti noi, per poi appenderla per i piedi, o spedirla ai servizi sociali, quando fallisce.
Noi, popolo di Gattopardi, che cambiamo colore come i camaleonti, pur di far rimanere immobili le acque dello stagno.
Noi, popolo non-popolo, senza il senso dello Stato, pieni di bandiere nell’armadio fuorché la nostra, privi di cultura e di amor di patria.
Noi, il popolo che ha creato il più grande partito comunista dell’occidente, siamo in realtà i più convinti anti-comunisti, odiamo le utopie, non perché siamo pragmatici, ma perché ci affatica troppo il pensiero di realizzarle, siamo intolleranti, individualisti, settari, gelosi delle “cose nostre”.
Noi, popolo di integerrimi voltagabbana, corrotti ad ogni livello della convivenza civile, dai banchi di scuola alla fossa: primi al mondo nel lavoro sottotraccia oltre che nel preparare pizze, nella confabulazione per ottenere un voto in più, un sorriso del capo, tutto a discapito degli altri, siano essi compagni di partito, colleghi, amici, parenti, perfino noi stessi, quando la doppiezza prende il sopravvento e crea alter ego.
Oggi torna di moda la maggioranza bulgara, riaffiorano gli ideali della Balena Bianca, i manichei e le compravendite di anime per pochi spiccioli, tipo Barabba e i trenta denari.
E’ bastato un grumo di gente che gridasse “all’untore!”, e tutti dietro, “questo fa paura, è un dittatore, un assassino”, paura, paura, paura.

Ecco perché non possiamo dirci rivoluzionari, poiché seguiamo un modello evoluzionistico basato sulla paura, e tale modello, proposto in una realtà come ad esempio la savana, avrebbe contribuito alla nostra estinzione fulminea. Noi, invece, per nostra fortuna, abbiamo a che fare solo con “altri noi”, è questo il guaio, antievoluzionistico.

2 commenti:

  1. E i francesi invece si permettono di fare un'altra rivoluzione dopo appena 200 anni. Chapeau!
    Riccardo Angelucci.
    Riccardo Angelucci

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