1. La strage di Las Vegas: i commenti a posteriori di molti americani sono agghiaccianti, in sostanza la colpa sarebbe unicamente dello psicopatico che ha sparato da una finestra del Mandalay Bay: la correità delle armi e della facilità con cui esse si possono reperire non vengono mai messe sul tavolo del dibattito, non sono argomento di discussione perché il nemico, e il male, vengono sempre da fuori. Lo strano patto sociale tra lo Stato americano e i suoi patrioti è:"caro cittadino, mi prendo un po'della tua libertà, ma sarai libero di difenderti da solo". Per questo negli Stati Uniti circolano quasi trecento milioni di armi. Troppe.
La corsia preferenziale, ammobiliata di parole e discorsi, per chiunque ami lo stress rilassante del confronto e del sincero libero sfogo
mercoledì 4 ottobre 2017
La rubrica del mercoledì: paura e delirio a Las Vegas, mandragora, tallio e Maso Show
Benvenuti a "di mercoledì", la rubrica degli orrori, con le treccine ed il vestitino nero:
mercoledì 6 settembre 2017
"Odiata" Immigrazione, replica infinita: i profughi di Caporetto
Sembra un romanzo di Guareschi al contrario. Oggi, alle feste de l'Unita', tra un panino con la salamella, una ricca riffa e il solito comizio disertato, c'è gente di sinistra che dice, pare, cose non proprio di sinistra. Secondo le estive cronache, i fulvi tribuni invitati, avrebbero parlato di immigrazione non in termini lineari ed ecumenici, bensì mostrando una certa stanchezza politica verso il fenomeno: qualcuno di istituzionale si è spinto fino alla proposta di tassare la solidarietà verso i poveri immigrati. Per la barba dell'asino di Garibaldi, che si chiamava Pio IX!
Mi dispiace, per quelli che credono ai colori, in politica, e alle ideologie. In realtà tutto ciò è maschera. "Non passa lo straniero": questa è la Chiave. Perché l'uomo, a qualsiasi latitudine, vede l'altro diverso da sé come il nemico usurpatore del proprio territorio, questo è il retaggio atavico che risiede in ognuno. Poi c'è la cultura, che media e scende a compromessi con l'istinto.
Mi dispiace, per quelli che credono ai colori, in politica, e alle ideologie. In realtà tutto ciò è maschera. "Non passa lo straniero": questa è la Chiave. Perché l'uomo, a qualsiasi latitudine, vede l'altro diverso da sé come il nemico usurpatore del proprio territorio, questo è il retaggio atavico che risiede in ognuno. Poi c'è la cultura, che media e scende a compromessi con l'istinto.
venerdì 7 luglio 2017
Master&Slave: Associazioni sovranazionali e Stati amanti del frustino
Per gli italiani, l'immigrazione che vien dal mare è l'ultimo dei problemi. In tempi diversi da oggi, la notizia che il governo Renzi abbia chiesto al regno di UElandia di dirottare e di destinare le ondate migratorie unicamente al Bel Paese, in cambio sicuramente di una turata di naso sui conti disordinati, non sarebbe mai trapelata.
martedì 21 marzo 2017
La La Land, Triccheballacche e Putipù
Certo, mala tempora currunt. Quindi, in tempi di Apocalisse ventilata, si giubila e si freme dinanzi a storie effimere di sogni effimeri. E sia, fremete pure, scrematevi dalle ansie quotidiane sulla fiamma adulatrice e consolatoria della cellulosa pluripremiata, ma poi basta. Ok? Bene. Perché 'sto La La Land, oltre a gettare definitivamente nel mare del ridicolo la carovana di Oscar, Red Carpet e i suoi fratelli, non é un film riuscito.
sabato 18 marzo 2017
Il sonno della politica e il network sociale liberano pulsioni e ingabbiano rivoluzioni
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sabato 25 febbraio 2017
Supermercati ed assalti ai cassonetti: come ti difendo i rifiuti assediati col telefonino
Non voglio scrivere di Rom. Non voglio scrivere di razzismo, né di lacrimogeni ideali di amicizia e fratellanza comuniste, contrapposti a pistolotti squadristi. C'erano una volta due dipendenti di Lidl Italia, e due signore di etnia Rom che frugavano nel contenitore dei rifiuti del punto vendita dell'azienda sopracitata. Siamo a Follonica. Le due signore, pensando di non essere viste, si tuffano in un gabbiotto (il nome promette nulla di buono) dei rifiuti sul retro del supermercato, e cominciano a frugare tra gli avanzi. Una sceneggiatura non originale. A questo punto la diversione antropologica.
venerdì 17 febbraio 2017
Nativi digitali e cervelli hackerati
L'espressione di compiacimento di alcuni genitori davanti al razzolare dei loro piccoli figli su tablet o smartphones, sarebbe senz'altro degna di una scena monicelliana: remota sacralità dello strumento patinato, fascino dell'ignoto, orgoglio genitoriale finalmente nutrito dal genio precoce dell'ex lattante e autostima à gogo, tutto riassunto in facce da quadro di Bosch. Ma cosa stanno vedendo, in realtà, questi genitori? Un bambino che muove il ditino umido di naso sullo schermo lucido del Coso, sui quadratini colorati che se li schiacci si aprono e parlano, cantano e fanno uscire i pupazzetti, insieme, dopo un po', agli occhi dalle orbite e il cervello dalle orecchie.
Bene.
giovedì 16 febbraio 2017
L'intraducibile ci salverà: le parole da portare nello Spazio
Tutto
deve essere traducibile, oggi. Sezionabile, manovrabile, convertibile. Il dedalo di convenzioni, le gabbie iridescenti
fatte di sbarre di codici binari, e gli spaziosi dormitori per culture da
dismettere in nome della "monocultura" global, erodono come acqua
furente le differenze, la poesia dell'unicità, limano lo spessore ed il mistero
che precorre ogni desiderio di scoperta. Il concetto di melting pot
potrebbe condurre, in barba al suo apparente ed ecumenico significato, alla
sparizione della profondità dell'essere umano, che proprio nella lingua esprime
tutta la sua unicità, al raffreddamento dell'erotismo musicale evocato dalla
parola "straniera". Né stupirebbe l'avvento di un sistema di
comunicazione universale, con caratteri della lingua in quel momento egemone, e
un guazzabuglio di elementi provenienti da questo o quell'angolo del pianeta,
tutti adattati ad uno stile di vita sintetico, digitale e a-riflessivo.
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