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domenica 4 marzo 2018

Piccola recensione: Assassinio sull’Orient Express

  • Poirot entra quasi subito in scena, in un prologo aggiunto dagli sceneggiatori per introdurre la figura dell'eccentrico detective belga, ad uso dei pochi che ancora non ne conoscano le gesta. E un sorriso compiaciuto si fissa sulla bocca, per lasciarmi solo alla fine del film: finalmente qualcuno che restituisce a Poirot i SUOI baffi, quelli che la grande Agatha Christie gli ha sempre disegnato addosso, grandi, voluminosi, importanti baffi. Questo particolare, in controtendenza con le precedenti, seppur nobili, riduzioni cinematografiche, eleva immediatamente il rango della pellicola, altresì impreziosita da un grande cast, mai trascurato e giustamente mai troppo esaltato, e da una regia attenta che regala inquadrature ardite e trovate sceniche che valorizzano l'intreccio (su tutti il posizionamento finale dei sospettati che ricorda l'Ultima Cena di Leonardo). Un film di altri tempi, per questo affascinante e quasi innovativo, un capolavoro letterario trattato con i guanti, intelligente, avvincente, convincente, reso in maniera elegante, senza bisogno di effetti speciali né di eroi con poteri ultraterreni. Kenneth Branagh è giustamente teatrale, forse in alcuni frangenti un po'strabordante, ma perfettamente a suo agio, nel personale ossequio ad una grande opera d'arte. 

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