A Casa Tutti Bene di G. Muccino
A casa non stanno tutti bene. Affatto. Muccino torna a girare in Italia dopo la parentesi d’oltreoceano in cui forse (chissà perché) credeva di auto-nobilitare la sua “arte”. A Casa Tutti Bene ha almeno la coerenza di essere un film totalmente “mucciniano”, contiene alcune perle recitative, e battute sinceramente ciniche (per fortuna, visto il gusto dolciastro della solita morale buonista da soap opera), sparse e morenti tuttavia nel deserto della banalità isterica della regia.
Il tentativo di imbastire un film drammatico corale per solcare la gigantesca tradizione tracciata da Scola e Monicelli, e ci metto pure quel capolavoro di Verdone che è Compagni di Scuola, è ovviamente fallito. Perché? Il regista, prima di tutto, non è all’altezza, vanaglorioso ed immodesto epigono del melodramma popolare alla Nazzari con incursioni psichiatriche nonché principe del cliché “fotoromanzesco”, nel film ritorna troppe volte sulla scena del delitto (il fantasma de L’Ultimo Bacio aleggia da anni nelle sue stanze di celluloide), e le dinamiche sono dettate quasi sempre da un metronomo isterico e sterilmente ansiogeno, gli stessi attori hanno il fiatone mentre parlano, anzi, urlano. Poi, le canzoni suonate al piano attorno al quale si riunisce la famiglia, dai..per favore. Nonostante alcune ottime prove attoriali, che da sole non bastano, si esce dalla sala con il solito fastidio per l’ennesimo spreco di soldi, e l’ennesimo beneficio del dubbio (sprecato anch’esso) dato ad un regista che non impara, costruisce film credendo di fare commedie amare o drammi di denuncia borghese, confezionando invece pastoie raffazzonate e farcite con i più beceri luoghi comuni, a cui segue puntuale auto-glorificazione.
Nessun commento:
Posta un commento