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domenica 4 marzo 2018

Piccola recensione: The Place

Uno dei meriti del regista Paolo Genovese è l'aver utilizzato ancora una volta un grande cast, forse il meglio del panorama attoriale attuale nostrano. L'altro merito è quello di aver proposto al pubblico un tentativo dark di riflessione sul libero arbitrio, lento, inesorabile, fuori dagli altari liturgici, avvitato sulla coralità che tanto gli portò fortuna nella bellissima commedia (nera anche questa) Perfetti Sconosciuti.
Il colore nero, condito o meno con umorismo, manca nel cinema italiano di oggi, quasi sempre impegnato ad anestetizzare o a proporre modelli culturali plastificati e situazioni adolescenziali dolciastre, o valori da Concordato, in una parola fatuo, scritto a tavolino con la De Filippi o con il porporato. Purtroppo anche questo film sembra scritto a tavolino, nel senso più negativo del termine: i colpi di scena, gli intrecci delle vicende umane dei protagonisti, non portano alla sottile angoscia che precede l'approfondimento, sembrano strumentali, irrisolti. La grossa questione del libero arbitrio, il perno del film, non è risolta. Il protagonista, il volto di un eccelso Mastrandrea, non è risolto. Troppo superficiale, il personaggio, troppo sbiadito, né Angelo né demone. Chi o che cosa è costui? La regia, poi, è statica, colpevolmente. Non si può pensare di girare in un unico ambiente chiuso senza dare in qualche modo ritmo. Genovese avrà visto Nodo alla Gola di Hitchcock?

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