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domenica 4 marzo 2018

Piccola recensione: Valerian e la cittá dei mille pianeti

Allora: 
1. Besson, alla maniera del solito francese sciovinista alternativo, vuole dar vita sul grande schermo ad un famoso fumetto francese (anzi, franco-belga) che leggeva da piccolo. Vuole fare l'europeo snob che lotta contro i fumettoni della Marvel, ma vuole anche, dichiaratamente, rifarsi a Star Wars e Avatar. Mah.

2. Chiunque segua Avatar, uno dei più grandi insulti alla settima arte, come modello di cinematografia fantascientifica, non sa quello che dice.
3. Valerian (et coetera) manca di sceneggiatura, i due protagonisti sono due carpe congelate in preda a copioni da rivista per adolescenti.
4. Notevoli gli effetti speciali, utili come distrazione per tutta la prima metà del film, che è più che altro un trattato di xenobiologia. Carino l'insieme, ma sono tutti effetti speciali. Fredde, suadenti impalcature vuote. Stucchevoli gli avatariani messaggi  moralisti, buonisti del volemose bene e apocalittici dell'uomo cattivo che distrugge i pianeti rigogliosi, che polverizzano in due ore millenni di epos sul quale si poggia l'intero corpus delle fonti letterarie del filone epico-fantasy-fantascientifico.

5. In sostanza, una rutilante tiritera per bambini, lontana milioni di anni luce da Il Quinto Elemento. Noioso e dolciastro, come il melone andato a male. Divertissement dannatamente mainstream, altro che alternativa alla Marvel. L'imperdonabile sta nel fatto che i ragazzi cresceranno con film di "fantascienza" come questi, puro intrattenimento e null'altro, luci e giostre utopistiche. Invece, cari miei, il mondo è come la Los Angeles di Blade Runner, che è dentro Matrix, governata da Darth Sidious alias Imperatore Palpatine. E con Sam Lowry come cittadino medio. La Distopia. Per le utopie c'è Podemos.

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