In tutta la storia repubblicana, 28 è il numero dei referendum in cui non si è raggiunto il quorum, cioè la quota minima di votanti necessaria per legittimare la validità dei risultati degli scrutini. Un numero veramente rilevante, che induce a serie riflessioni: il quorum assegnato da 'antiche' leggi ai referendum abrogativi, fissato al 50% più uno degli aventi diritto al voto è ormai un concetto sociologicamente ed antropologicamente anacronistico, tenendo conto della tendenza quasi fisiologica all'anoressia delle affluenze, o è solo un problema temporaneo di disaffezione, che provoca inconsciamente scelte di astensione? L'astensionismo, anche se normativamente non contemplato fra le possibili scelte all'interno di una cabina elettorale, è comunque un'opzione costituzionalmente lecita, opinabile ma lecita, se proveniente dal libero cittadino. Alcuni politologi sostengono che l'astensionismo sia uno dei caratteri delle democrazie mature (meno votanti, minore passione politica, carattere irrazionale e potenzialmente destabilizzante).
Diverso è il discorso in caso in cui un esponente delle Istituzioni democratiche inviti al non esercizio del voto, in questo caso si rischia l'accusa di apologia di reato, con sanzioni penali, ex articolo 98 del Testo Unico delle Leggi Elettorali. Ritornando al privato cittadino, egli ha facoltà di libero arbitrio e può astenersi dal voto, ma chi sceglie di farlo per una cosciente adesione ad una precisa linea di pensiero in merito al quesito referendario proposto, perché non lo fa votando ad esempio NO (in un referendum abrogativo, il NO rappresenta la scelta di non abrogare, quindi di lasciare intatto lo status quo ante)? Beh, in Italia si sa, non esiste mai solo il bianco o il nero, soprattutto nelle questioni politiche, le quali invece necessiterebbero di nette posizioni, imposizioni, di certezza del soggetto, dell'oggetto, delle cause e degli effetti. Invece ci sono il SI, il NO, e mille altre opzioni, tutte evidentemente degne di rispetto. L'astensione dovuta a menefreghismo, quella sì è molto grave ed è su quella che i poteri forti stanno maliziosamente lavorando, per accrescerla ulteriormente. Molti di coloro che se ne fregano, sono stati indotti dal lassismo del Sistema, dal muro di gomma che restituisce, inascoltate, le istanze di attenzione, di cura che ogni Stato di Diritto dovrebbe invece accogliere. Visto il periodo storico, allora, e vista la forbice, che va paurosamente allargandosi, tra il numero di coloro che hanno diritto al voto, 50.786.340 di italiani, e quello di coloro che effettivamente calcano i corridoi dei seggi referendari (l'ultima tornata ha registrato il 31% di affluenza), forse sarebbe il caso di modificare i numeri, altrimenti si rischia lo stallo. L'astensionismo è un dato progressivo e crescente, dal 2008. Ormai è statistica. Si potrebbe magari calcolare il quorum sui votanti, e non sugli aventi diritto. Nella famigerata riforma Boschi, si prevede, tra le altre cose, una modifica in tal senso: nei referendum il quorum sarà raggiunto con il 51% dei votanti alle ultime Elezioni Politiche, solo però nel caso che si ottengano le 800 mila firme dovute (novità della riforma Boschi); qualora le firme raccolte rimanessero fra le 500 mila e le 800 mila, resterebbe valido il quorum del 50% più uno degli aventi diritto. Questa ed altre riforme saranno molto probabilmente sottoposte ai cittadini in un referendum confermativo nel prossimo ottobre, per cui, non è previsto, guarda un po', alcun quorum.
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