Oggi non si deve frenare, si deve spingere l'acceleratore e rotolare con tutto il proprio bagaglio giù dal Burrone del Successo. Sul fondo di questa moderna Rupe Tarpea non sono tuttavia ammucchiati i corpi deformi dei reietti, ma, al contrario, i vincenti, cioè i seguaci della Moda, degli istinti ciechi ma che non portano ai benefici dell'Epicureismo, delle divinità ex-catodiche, i ricuciti, i riciclati, e quei genitori che non insegnano ai propri figli. La Rupe, le cui correnti ascensionali sfiorano la faccia, appare profonda, dal limitare del precipizio. Coloro che frenano, che elogiano la lentezza perché nella lentezza si distingue il particolare, non cadono nell'imo dei vincenti e degli incontinenti, ma, in un apparente capovolgimento ontologico rispetto all'esempio Spartano, risultano essere i perdenti.
L'incontinente moderno non deve frenare i propri desideri, non filtra attraverso la ragione, ma vive nel rumore assordante delle sovrastrutture, cercando di nascondere sotto i trilli dei propri telefoni il sibilo di sottofondo del proprio fallimento. Quando gli incontinenti procreano, generano bulli. E i bulli, oggi, sono troppi. In altri tempi sarebbe bastato l'ostracismo dell'insegnante, seguito, per emulazione, da quello dei compagni, per svilire tali personalità e rinchiuderle nel ghetto dell'impopolarità. Ci siamo passati tutti, evitiamo le ipocrisie, tutti abbiamo sfottuto un compagno di classe e a nostra volta siamo stati sfottuti: ma cosa è diverso, oggi?
Oggi gli incontinenti sono al potere, vogliono tutto e subito, e quando generano un figlio, questo deve avere tutto, visto che l'unica cosa che non ha è la presenza di una guida, di un'autorità.
La verità che appare è che non esista più la dimensione dell'insegnamento, a tutti i livelli, ma che tutto scorra sul filo dell'istinto. Il problema è che noi non siamo abituati all'istinto, non siamo programmati per il mero istinto, ma per il ragionamento e l'apprendimento attraverso i modelli culturali. Invece, il genitore incontinente, che va veloce come un treno ed incappa nel concepimento di un figlio, considera esso un simulacro della propria divinità, non gli insegna nulla perché non ne è capace, lo riempie di regali e assottiglia il suo tempo ludico per ampliare il proprio tempo ludico: quale essere potrebbe mai uscire da tale forgia?
Un essere famelico di consensi, con ego ipertrofico, vendicativo, profondamente invidioso della tenerezza che trasuda dei volti di coloro ai quali i genitori lasciano il tempo di giocare, invidioso di coloro che profumano di abbraccio. Questo essere, poi, immerge le sue mani da bambino nella melma fascinosa della Rete, e tutto si amplifica, perché la reputazione oggi si crea e si giudica all'interno delle Comunità virtuali e si deve confermare all'esterno, con vere e proprie missioni da gameplay. Siamo alla deriva, la Scuola è schiava di orde di genitori che minacciano ritorsioni per coprire le nefandezze dei propri eredi. Beh, qualcuno dica a costoro che non è correndo, nè ingrossando la voce, non è scendendo alla velocità della luce, ebbri ed imprenditori di sé, nel Burrone del Successo, che quel sibilo di sottofondo cesserà.
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