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venerdì 15 aprile 2016

Napolitano e Renzi sull'astensionismo, avanspettacolo e apologia di reato

Napolitano arriva puntuale con il suo appoggio all'appoggio di Renzi all'astensionismo, e sono almeno due le Alte Cariche dello Stato che in occasione dell'incombente referendum non sembrano ricordare i testi delle norme, o, peggio, confidano nella legittima ignoranza dell'elettorato in materia. "Il pubblico ufficiale [...], chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando nelle proprie attribuzioni e nell'esercizio di esse, si adoperi [...] a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste, [...] o ad indurli all'astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni [...]".
Questa è parte dell'articolo 98 della legge 361 del 1957, il cosiddetto Testo Unico delle Leggi Elettorali. Anche la legge 365 del 1970 sulla disciplina dei referendum assegna effetti solo alla vittoria del SI e del NO, non contemplando l'astensione. Tuttavia, l'ampiezza della libertà di pensiero prevista dall'articolo 21 della Costituzione può includere la possibilità di astenersi dal voto fra i "diritti" dei cittadini, è chiaro tuttavia che la sistematica pianificazione di una propaganda per l'astensionismo da parte di appartenenti alle istituzioni politiche, quella, cioè, per la quale si stanno prodigando in questi giorni il Capo del Governo e, ultimo arrivato, il suo Inventore ai tempi della Presidenza il senatore Giorgio Napolitano, potrebbe delineare anche una sorta di controllo sociale sulle scelte degli italiani, alterando emblematicamente il principio generale e teorico di "segretezza" del voto. "L'astensione è un modo di esprimersi sull'inconsistenza dell'iniziativa referendaria", dichiara Napolitano: trattasi di un'opinione che contiene un esplicito dispregio per le politiche di difesa ambientale, ed un implicito svilimento dello strumento principe di azione democratica per il cittadino. Renzi ringrazia. Purtroppo il cosiddetto Popolo sembra essere l'ultimo ostacolo per un governo che procede quasi senza opposizione dal Parlamento, sotto l'egida dei poteri finanziari. Sono rimasti i referendum. Oltre a questo del 17 aprile, il referendum confermativo del prossimo ottobre, sulla riforma della Costituzione, e sul quale Renzi dichiarò: "se perdo il referendum, non solo vado a casa ma smetto anche di fare politica", rischiano di costituire un'arma potente nelle mani degli elettori che vorrebbero far cambiare aria alle stanze del Governo, sempre dando per buone le suddette dichiarazioni del Presidente del Consiglio, vista l'abitudine tutta italiana di rivoltare la frittata quando la pentola scotta per nascondere il lato bruciato.  

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