La Libia contiene, sotto le sue dune sabbiose, quasi il 40% di tutte le riserve africane, e soddisfa oltre il 10% del fabbisogno europeo: miliardi e miliardi di dollari color petrolio. In un periodo in cui si fa tanto rumore su trivelle e affini, sarebbe necessario ribadire i motivi per i quali il petrolio va boicottato, a tutti i livelli. Nel 2011 la Libia venne attaccata dalla triplice alleanza franco-anglo-americana con la scusa di dover ripulire 'lo scatolone di sabbia' dall'ombra senile e ormai inutile di Gheddafi e dalle macchie di Califfato che si muovevano in modo anomalo nella regione. In realtà, nel momento in cui Gheddafi manifestò la volontà di riunire le ex colonie africane sotto un'unica valuta, spezzando idealmente le catene dell'Occidente e liberando una grande parte d'Africa e delle sue risorse energetiche dal controllo francese, partirono i bombardieri di Sarcozy.
Lo si evince oggi, da alcuni scambi di email risalenti al 2011 tra Sidney Blumenthal, antico collaboratore dei Clinton, ed Hillary. I promotori della guerra, inizialmente aiutati dalle tribù libiche che vedevano la caduta di Gheddafi come una nuova alba di indipendenza economica per il loro Paese, avevano ovviamente già un piano, che includeva il sequestro delle risorse petrolifere, di ottima qualità, poco costose, e il posizionamento della Libia all'interno di una zona di sicurezza, controllata dalla Gran Bretagna, dalla Francia e anche dall'Italia, con il beneplacito degli Stati Uniti. L'Italia, che in Libia estrae con Eni, la quale ha il monopolio sulla Tripolitania, deve pagare lo scotto e la sua atavica mancanza di peso con il soddisfacimento della richiesta di 5 mila uomini in appoggio alle truppe già in loco. Ora lo scenario è questo: le compagnie petrolifere europee estraggono e i paesi musulmani confinanti appoggiano l'una o l'altra fazione, impegnate per la supremazia meramente territoriale nelle regioni di Tobruk e Tripoli. E l'Isis? Controlla piccole porzioni di territorio, con pochi miliziani, ma da quando ha iniziato a sferrare attacchi alle installazioni petrolifere, ha suscitato la reazione delle potenze occidentali, finanche dell'Onu: si parla addirittura di un piano (militare) Usa per la difesa delle 'torri che bruciano', che, ovviamente, includerebbe francesi, inglesi e italiani, gli stessi che si stringono come compagni di scuola in foto di gruppo istituzionali e rivendicano la loro santa leadership nei pollai privati. Corsi e ricorsi.

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