Di seguito il testo integrale ed illuminante dell'appello a votare SI al referendum sulle trivellazioni di domani, firmato da 50 illustri esponenti del mondo scientifico (fonte ecodallecittà.it):
"Il prossimo 22 aprile capi di Stato e di governo convocati dal
Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, firmeranno, per renderlo
definitivamente operativo, l’Accordo di Parigi, risultato dell’ultima
Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione Quadro ONU sui
Cambiamenti Climatici tenutasi a Parigi lo scorso dicembre. L’accordo è stato
raggiunto all’unanimità da 195 paesi più l’Unione Europea e rappresenta l’avvio
definitivo del passaggio dai combustibili fossili (petrolio, carbone, gas
responsabili principali del cambiamento climatico oggi in atto) alle energie
rinnovabili, all’efficienza e al risparmio energetico e a tutte le
straordinarie innovazioni presenti in questo campo nonché allo stimolo
scientifico e tecnologico per produrne di nuove.
Tutta la comunità scientifica internazionale è consapevole che
non si può continuare sulla strada della dipendenza dalle fonti fossili e che
l’inazione costituisce il rischio peggiore che non fa che aggravare la
situazione attuale.
Tutto il mondo deve investire in un nuovo modello energetico e
tutti, istituzioni, settore privato e società civile, devono essere attori del
cambiamento.
In questo quadro non ha alcun senso per un paese come l’Italia
insistere con investimenti per continuare con l’estrazione di petrolio e gas,
anzi riteniamo che questa azione rappresenti ormai un danno.
Innanzitutto perché l’utilizzo delle fonti fossili provoca
inevitabilmente l’aggravarsi dei cambiamenti climatici con effetti nefasti sui
territori, sulla salute, sulla sicurezza delle popolazioni, e una crescita
costante dei costi per riparare ai danni conseguenti.
Ma ci sono anche precise ragioni energetiche, economiche,
occupazionali, ambientali, etiche e culturali che ci obbligano a sottolineare
che è interesse di tutti muoversi con lungimiranza e determinazione verso una
società sempre più libera dall’utilizzo dei combustibili fossili.
Le ragioni energetiche.
Il quantitativo di petrolio e di gas naturale fornito al nostro
Paese dalle piattaforme entro le 12 miglia non supera rispettivamente lo 0,9%
ed il 3% dei consumi nazionali.
Una quantità irrisoria, anche perché il consumo dei combustibili
fossili è in continuo calo (- 22% di gas e -33% di petrolio negli ultimi 10
anni), grazie al boom delle fonti rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico,
eolico, geotermico, biomasse) che hanno già contribuito a cambiare il sistema
energetico italiano ed oggi coprono il 40% della domanda elettrica. Questa è la
vera risorsa del paese sulla quale investire concretamente e che ci permetterà
di ridurre sempre più la dipendenza energetica dall’estero e di fornire un
contributo alla lotta ai cambiamenti climatici.
La sfida oggi è certamente rappresentata dalla transizione
energetica. Per avviarsi su questa strada serve però conoscere i problemi nella
loro complessità, conoscere le potenzialità della ricerca e delle nuove
tecnologie. Serve ad esempio sapere che già oggi si produce elettricità
in Italia con impianti a biogas che garantiscono il 7% dei consumi e che il
potenziale per il biometano, che può essere immesso in rete, è in Italia di
oltre 8 miliardi di metri cubi: il 13% del fabbisogno nazionale e oltre quattro
volte la quantità di gas estratta nelle piattaforme oggetto del referendum.
Le ragioni economiche.
Il successo delle rinnovabili in Italia ha ridotto drasticamente
il prezzo dell'energia elettrica, ben prima che i prezzi del petrolio
crollassero, portando concorrenza nel mercato, riduzione delle bollette (dove,
per sfatare un altro mito, ovvero che le rinnovabili sarebbero pagate
care in bolletta, va detto che gli incentivi alle rinnovabili pesano solo per
lo 0,3% nel bilancio di una famiglia media italiana), miglioramento della
bilancia energetica e aprendo una nuova importantissima filiera industriale.
Oggi tutto sta cambiando: le rinnovabili costituiscono il presente ed il futuro
dello sviluppo e rappresentano la prima voce di investimento nel mondo, mentre
le fonti fossili rappresentano il passato e gli investimenti in questo settore
sono crollati e il 35% delle compagnie petrolifere, secondo l’ultimo rapporto
della società di consulenza Deloitte, è ad alto rischio di fallimento già a
partire dal 2016, con un debito accumulato complessivamente di 150 miliardi di
dollari.
Inoltre, al contrario di quanto si dice, le estrazioni
petrolifere non rappresentano una risorsa significativa per le casse dello
Stato, anche perché le società godono di royalties tra le più basse al mondo e
franchigie molto vantaggiose.
Le ragioni occupazionali.
Il tema occupazionale è un tema delicato e importante, ma va
affrontato senza intenti propagandistici, sapendo che la transizione energetica
porterà inevitabilmente a una grande ristrutturazione industriale. Al di là del
balletto delle cifre, a cui abbiamo assistito in queste settimane, le stime
ufficiali (fonte Isfol) riguardanti l’intero settore di estrazione di petrolio
e gas in Italia parlano di 9mila impiegati in tutta Italia e 3mila nelle
piattaforme oggetto del referendum. Parliamo di un settore già in crisi da
tempo, indipendentemente dal referendum, per la riduzione dei consumi nazionali
di gas e petrolio e la mancanza di una seria politica energetica nazionale. Se
vince il Sì, le piattaforme non chiuderanno il 18 aprile ma saranno ripristinate
le scadenze delle concessioni rilasciate, esattamente come previsto prima della
Legge di Stabilità 2016. Lo smantellamento obbligatorio delle piattaforme,
inoltre, potrà creare nuova occupazione. Piuttosto, per le politiche
volute dagli ultimi governi ed aggravate dal governo Renzi, nel 2015 si sono
persi circa 4 mila posti nel solo settore dell’eolico e 10mila in tutto il
comparto. L’unico modo per garantire un futuro occupazionale duraturo è quello
di investire in innovazione industriale e in una nuova politica energetica.
Tutte le previsioni parlano di un settore delle rinnovabili in espansione, che
in Italia potrebbe generare almeno 100mila posti di lavoro al 2030, cioè circa
il triplo di quanto occupa oggi Fiat Auto in Italia.
Le ragioni ambientali.
Le attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi possono
avere un impatto rilevante sull’ecosistema marino e costiero. L’attività stessa
delle piattaforme può rilasciare sostanze chimiche inquinanti e pericolose,
come olii, greggio (nel caso di estrazione di petrolio), metalli pesanti o
altre sostanze contaminanti (anche nel caso di estrazione di gas), con gravi
conseguenze sull’ambiente circostante. Va poi considerato che i mari italiani
sono mari “chiusi” e un eventuale incidente sarebbe fonte di danni
incalcolabili.
Inoltre la ricerca di gas e petrolio, che utilizza la tecnica
dell’airgun, può incidere in particolar modo sulla fauna marina e su attività
produttive come la pesca. Infine da non sottovalutare è il fenomeno della
subsidenza nell’Alto Adriatico, per il quale l’estrazione di gas sotto costa
resta il principale contributo antropico che causa la perdita di volume del
sedimento nel sottosuolo generando un abbassamento della superfice topografica,
che accresce l’impatto delle mareggiate e delle piene fluviali e l’erosione
costiera, con perdita di spiaggia ed effetto negativo sulle attività turistiche
rivierasche.
Le ragioni etiche e culturali
Invitare all’astensione in una consultazione democratica è
sempre un atto di irresponsabilità civile e politica, che non può che aggravare
la grande malattia delle democrazie contemporanee: l’astensione dilagante.
Inoltre questo referendum, al di là del significato letterale del quesito, e
del rapporto con i ricorrenti fenomeni di corruzione, che sono emersi di nuovo
in questi giorni, chiede di assumerci una personale responsabilità per il
futuro del nostro paese sul fronte dei cambiamenti climatici e del futuro di
noi tutti : la produzione di idrocarburi ci fa rimanere legati a un sistema
energetico ormai obsoleto che causa l’alterazione delle dinamiche del sistema
climatico . Un problema su cui il nostro governo ha un atteggiamento
schizofrenico, perché da un lato sottoscrive accordi internazionali e si
impegna a perseguire le politiche Europee sulla transizione energetica,
dall’altro, però, continua a sostenere, sul fronte interno, le lobby delle
società petrolifere boicottando le rinnovabili e favorendo le trivellazioni.
Per tutte queste ragioni il voto del 17 aprile ha un significato
importantissimo: siamo chiamati a dire se vogliamo continuare una politica
energetica basata sugli idrocarburi e legata al passato o se vogliamo che
l’Italia si incammini senza incertezze lungo la strada della transizione
energetica alle rinnovabili.
Votiamo sì perché vogliamo che il governo intraprenda con
decisione la strada della transizione energetica per favorire la ricerca e la
diffusione di tecnologie e fonti energetiche che ci liberino dalla dipendenza
dai combustibili fossili."
Gianni Silvestrini, Direttore scientifico Kyoto Club
Luca Mercalli, Presidente Società Italiana di Meteorologia
Flavia Marzano, Professore Metodologie e tecniche della ricerca sociale alla
Link
Campus University
Giorgio Parisi, Professore ordinario di teorie quantistiche
all’Università Sapienza di Roma
Vincenzo Balzani, Professore emerito dell’Università di Bologna
e Accademico dei Lincei
Mario Tozzi, geologo, Primo ricercatore CNR
Enzo Boschi, già Presidente Istituto Nazionale Geofisica e
Vulcanologia (INGV) e professore Geofisica della Terra Università di Bologna
Marcello Buiatti, già Professore di Genetica Università di
Firenze
Stefano Caserini, Professore mitigazione del cambiamento
climatico, Politecnico di Milano
Nicola Armaroli, Chimico, Dirigente di Ricerca del Consiglio
Nazionale delle Ricerche
Giuseppe Barbera, Professore ordinario di Colture Arboree
all’Università degli Studi di Palermo
Massimo Bastiani, Coordinatore Tavolo Nazionale Contratti di
Fiume
Alberto Bellini, Professore associato presso Università degli
studi di Bologna
Giorgio Bignami, già Direttore Laboratorio Fisiopatologia di
organo e di sistema, Istituto Superiore Sanità
Ferdinando Boero, Professore ordinario di Zoologia e Biologia
Marina all'Università del Salento
Raffaele Boni, DVM PhD Department of Sciences Università della
Basilicata
Federico Butera, Professore ordinario di Fisica presso il
Politecnico di Milano
Gemma Calamandrei, Biologa, Primo ricercatore, Istituto
Superiore di Sanità
Donatella Caserta Professore ordinario di Ginecologia e
Ostetricia Università di Roma Sapienza
Sergio Castellari, Ricercatore, Risk Assessment and Adaptation
Strategies, Centro EuroMediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC)
Mauro Ceruti, Professore ordinario di Filosofia della scienza,
IULM
Carmela Cornacchia, Ricercatore CNR
Annalisa Corrado, Ingegnere energetico
Pier Luigi Cristinziano, Ricercatore, Università degli studi
della Basilicata
Mariateresa Crosta, INAF - Osservatorio Astrofisico di Torino
Mario Cucinella, Architetto e designer
Antonio Di Natale, Segretario Fondazione Acquario di Genova
Paolo Fanti, Professore Associato, Dipartimento di Scienze -
Università della Basilicata
Marco Frey, Professore ordinario di economia e gestione delle
imprese presso la Scuola Superiore di studi universitari e di perfezionamento
S. Anna di Pisa
Mario Gamberale, Ingegnere energetico
Beppe Gamba, Esperto sviluppo sostenibile
Marino Gatto, Professore ordinario di Ecologia al Politecnico di
Milano
Gianvito Graziano, Geologo
Maurizio Lazzari, Ricercatore CNR
Mario Malinconico, Ricercatore CNR, Istituto Polimeri compositi
e Biomateriali, Chair XXI Conferenza Internazionale sulla gestione dei rifiuti
solidi urbani (Roma, 2016)
Eleonora Barbieri Masini, Professore emerito Facoltà di Scienze
Sociali Università Gregoriana
Andrea Masullo, Direttore Scientifico di Greenaccord
Gianni Mattioli, Fisico
Massimo Moscarini, già Direttore Dipartimento Materno e
Infantile Università La Sapienza Roma
Beniamino Murgante, Professore associato Università degli studi
Basilicata
Gabriele Nolè, Ricercatore TD, Imaa CNR
Angela Ostuni, Ricercatrice, Università degli Studi della
Basilicata
Franco Pedrotti, Professore emerito
dell'Università di
Camerino
Valentino Piana, Direttore dell'Economics Web Institute.
Sandro Polci, Sociologo
Francesco Ripullone, , Prof associato, Scuola di Scienze
Agrarie, Forestali Alimentari ed Ambientali, Università degli Studi della
Basilicata
Gianluca Ruggieri, Ricercatore Università dell'Insubria
Valerio Sbordoni, Professore ordinario di Zoologia
Università Tor Vergata Roma
Massimo Scalia, Fisico
Angelo Tartaglia, Professore Fisica generale Politecnico di
Torino
Valerio Tramutoli, Professore associato di Fisica del Sistema
Terra e del Mezzo Circumterrestre presso la Scuola di Ingegneria della
Università della Basilicata – Potenza
Sergio Ulgiati, Professore Analisi ciclo di vita Università
degli Studi Parthenope di Napoli
Boris
Zobel, Psicopedagogista

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