Libri

lunedì 31 dicembre 2018

Buon Anno

Una delle tante fini, che si festeggia perché per molti, moltissimi l’anno che si chiude è stato pessimo, nonostante il torrente di (false) smancerie social e di frasi motivazionali da biscotto della fortuna che ci inonda giornalmente e che indurrebbe a pensare che la gente sia mediamente felice e desideri la felicità degli altri. Supreme ipocrisie da tastiera, poche quelle innocenti. Anche questo mi auguro, per il 2019, che cessino ste sfilate di carri allegorici e di riuscire a fidarmi della prima opinione che ho degli esseri umani che incontro, che è SEMPRE quella giusta. Così, per evitare di considerare amiche persone che alla fine dei conti non lo sono mai state, per evitare di aggiungere delusioni e sofferenze a un percorso già faticoso. Buon Anno.

mercoledì 28 novembre 2018

Stagione finale House of Cards, un’opinione

No. No. E No. L’ultima stagione di House of Cards rimarrà sulla coscienza di 
quel baraccone di quaccheri paladini dell’emotivamente corretto che è Netflix.
Questa è la serie che ha dato alla piattaforma americana successo e riconoscimenti planetari,
Kevin Spacey è l’attore che ha terraformato la serie ad immagine del suo titanico talento.
Per questo la sesta ed ultima stagione di un vero capolavoro risente tragicamente ed inevitabilmente dell’improvvisa defenestrazione dell’attore protagonista (ed organo vitale del corpus filmico) a causa di uno scandalo sessuale che lo mette fra i nuovi cattivoni del millennio.

martedì 6 novembre 2018

La ragazza nella nebbia, di Donato Carrisi (il film): un’opinione

Il fatto che un valente autore di romanzi sia il regista di una delle sue opere più riuscite può rivelarsi un’arma a doppio taglio: egli potrebbe cioè Indulgere in comportamenti auto celebrativi, potrebbe far mancare, con l’amore di un genitore per la sua creatura l’obiettività che un noir necessità per essere credibile.
Invece no. Carrisi crea un film denso, dai contrasti caravaggeschi, silenzioso come le montagne
che circondano il paesino di Avechot ma pieno di rumori, anche flebili, così come di gesti, molti dei quali appena inquadrati ma fondamentali, e di parole, a cui bisogna prestare attenzione, tutto minuziosamente Inserito nell’intreccio, come incastonato in un gioiello.

venerdì 19 ottobre 2018

Blackkklansman (regia di Spike Lee), un’opinione

Spike Lee sciorina il suo miglior repertorio, creando non un film ma un contenitore perfetto
di storia, società, metacinema, passato e presente, cementato da un geniale dosaggio di parole e di commedia. Il metacinema, con la citazione iniziale di Via col Vento, e quella verso il finale di Nascita di una Nazione (famoso film muto del 1915 in cui si celebra il Ku Klux Klan), è fondamentale per cucire la bandiera della Storia americana moderna.

venerdì 12 ottobre 2018

Sharp Objects (serie tv), un’opinione

Gli Stati Uniti centro meridionali si confermano la location perfetta
per riversare asciutta disperazione senza scampo in un’opera di immagini.
Lo abbiamo visto in Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, nella prima stagione di True
Detective, lo vediamo in Sharp Objects.
Questa parte di territorio si rosola indolente al sole e scivola ambigua e lasciva
tra le foglie umide e le case sfasciate. Dietro le facciate, l’etichetta bigotta, le limonate
sui tavolini delle signore e le bandiere confederate ecco i mostri, l’alcool permesso e consumato
oltremisura per valicare lo stordimento da provincia, i traumi, il sangue sotto i letti.

lunedì 13 agosto 2018

Piccola opinione letteraria: Norwegian Wood, di Murakami Haruki

Quando si cerca di rimandare il più possibile la lettura delle ultime cinque pagine di un libro, vuol dire che quel libro si è preso un pezzo di te. Lo stesso quando ci assale un po’di tristezza, chiudendolo e riponendolo nella libreria.
Norwegian Wood è un mondo solo in apparenza leggero. In realtà gli abissi che Murakami
riesce ad indagare sono tanti, implacabili, profondi. La memoria, l’amore e la morte, la disperazione ma anche la salvezza di essere soli, la ribellione rese in una prosa così meravigliosamente malinconica, che riesce a dipingere paesaggi interiori soavi, pieni di poesia e di languore, ma anche tragicamente freddi.
I chiaroscuri ed i contrappesi sono un punto di forza: alla morte, così innaturalmente presente in un universo giovanile si contrappone l’amore in tutte le sue forme, l’amicizia, al rimorso e alla solitudine gli incendi adolescenziali, le meditazioni in extremis. Uno dei più importanti romanzi di formazione mai scritti, che non procede per imprese, ma per insuccessi, pianti, silenzi, paesaggi, per le strade di Tokyo, o boschi nevosi, o mari in tempesta. E attraverso la Musica, sempre presente, compagna di riflessione, entità maieutica e necessaria.

Il protagonista, salendo timido la scala dei suoi vent’anni, arriva alla consapevolezza che perfino il teatro greco non abbia colto, forse volutamente, per motivi umani di auto-conservazione, la vera essenza della tragedia della vita: il deus ex machina, l’artificio letterario che rimette a posto gli ingranaggi della storia, nella vita non esiste. La sofferenza, dice Watanabe Toru, si supera solo “con la sofferenza” ma purtroppo questo non ci salverà, “non ci sarà di nessun aiuto la prossima volta che la sofferenza ci colpirà all’improvviso”. 

domenica 29 luglio 2018

Piccola opinione: Una calibro 20 per lo specialista, di Michael Cimino

Prima di parlare del film, due parole sulla traduzione del titolo, totalmente fuori dalla logica della pellicola, brutto adattamento (omologazione al genere poliziesco Sparatutto dei primi anni Settanta) di un titolo originalmente bello e a suo modo fiabesco: Lightfoot and Thunderbolt. Questi soprannomi vagamente epici e dal sapore antico, vengono tradotti incomprensibilmente con Caribù e Artigliere.. 

domenica 15 luglio 2018

Piccolo diario di viaggio: Pantelleria

Si impara sempre, dai viaggi. Non mi piace chiamarli vacanze, perché non sono cose vuote, i viaggi, né periodi in cui si dovrebbero sospendere i sensi ed ergere muri addosso alla bellezza in nome del riposo comandato. Cosa insegna Pantelleria? Che non decidi tu, dove andare, ma Eolo. Il vento ti organizza la giornata, la vita, e ha guidato, insieme al fuoco che viene dal cuore della Terra, la storia millenaria e straordinaria di quest’isola. Quando è la Natura, a dominare, l’uomo è gentile, accogliente, il suo libero arbitrio e la sua smania di potere sono congelati in un fremito della terra, nelle voci remote portate dal vento, nel verde acceso dei cespugli, nei profumi delle scogliere e nei silenzi delle cascate di stelle, nei discorsi dei fumi caldi e potenti delle viscere e nella danza ipnotica del mare blu cobalto. Qui l’uomo, con le sue casette tirate su a fatica tra selve di pietre nere, i suoi orti interrati e protetti da muri e le viti e gli olivi non più alti di un metro, le fascine sulle fumarole bollenti per distillare acqua per gli animali, è umilmente ingegnoso, ascolta, e ubbidisce.

martedì 3 luglio 2018

Westworld 2, finale di stagione: piccole considerazioni



Questa serie si conferma essere una delle più ispirate del momento, sorretta da una idea di fantascienza impegnata, seria, culturalmente meditata che delizia il palato dei veri amanti del genere. L’episodio finale della seconda stagione si svolge su livelli altissimi di estetica, impatto emotivo e capacità di scioglimento dell’intreccio. Lo spettatore si trova sulle prime disorientato, per l’apparente confusione tra i piani temporali della narrazione, in realtà ci si immerge nella mente di Bernard, l’androide protagonista, e si vive con lui il disallineamento della sua memoria sintetica, auto-provocato coscientemente per evitare l’intrusione del Sistema che vuole distruggere la sua specie. Eccola, la presa di coscienza dell’essere, l’istinto di auto conservazione, il libero arbitrio degli androidi, finalmente tutto si compie. E da qui, inizia un’altra storia, da seguire nella terza stagione. Ah, una delle sigle più belle in assoluto.

lunedì 18 giugno 2018

Una piccola recensione, Solo: A Star Wars Story

Santa Cleopatra. Uno spin off proprio off, cioè spento.
Che parte già sconfitto a partire dalla direzione, affidata a Ron “Don” Howard, il 
regista più mainstream dai tempi di Muccino.
Ron Howard, che addormenta i tempi del film, che addormenta gli spettatori (me due volte)
con le sue trovate normali, prive di mitologia, un po’ manieriste, i suoi scavi psicologici che magari potevano servire in film come A Beautiful Mind, e via discorrendo. 
Ma non con Han Solo, un guitto tutt’altro che elegante, famelico di avventura, un cowboy spaziale privo di regole, sprezzante del pericolo, con una faccia da schiaffi proverbiale e deliziosamente superficiale nel suo atteggiamento da kamikaze.

Han Solo, che io ho amato profondamente proprio per quel suo senso anarcoide del “me ne frego”, distrutto da una trama noiosa, seriosa, da un attore che fa sempre la stessa faccia, due smorfie per sbaglio, che si arrovella come un filosofo e da una storia tragicamente destinata al fiume Lete, condannata all’oblio. Disney, forse il tuo punto più basso dopo Inside Out, Frozen e Gli Ultimi Jedi.

giovedì 24 maggio 2018

Piccola recensione: Dogman

Questo è un film che tutti dovrebbero vedere, specialmente quelli che hanno preferito Lazzaro Felice della Rohrwacher, pensando che l’umanità abbia una qualche speranza.
Dogman è un insegna, un negozio, un punto arrugginito, un omino dalla voce tremula incastrato nel Very Far West di un mondo qualunque. Il protagonista restituisce MAGISTRALMENTE la sensazione continua di polvere negli occhi, stanchi del vento giallo del quartiere, occhi pieni di occhiaie, infossati come quelli di un pesce morto da tanto ma che aspetta comunque la morte, per chiudere un cerchio che non si chiude mai. 

sabato 12 maggio 2018

Piccola recensione: Loro 2 di Paolo Sorrentino

Consiglio: Loro 1 non è propedeutico, può essere tranquillamente visto dopo il 2

Ogni corte riflette il suo Re, il Berlusconismo è senza dubbio volgarità della corte, più
che del suo Emittente Leader, un uomo atterrito dal suo stesso narcisismo, decrepito ma concupito come un papiro del Mar Morto. Sorrentino non ama ciò che rappresenta, e si vede, perché si ferma, si sofferma, indulge nel “Cafonal” spinto, ritraendo senza il sostegno della sintesi la parata di un circo ahimè troppo poco felliniano, in un raptus narrativo che sa di vendetta cieca.

mercoledì 9 maggio 2018

Piccola recensione di A Quiet Place: Un Posto Tranquillo


2020: in un luogo imprecisato degli Stati Uniti alcuni sopravvissuti sono costretti  nella morsa della solitudine e del silenzio, perché i mostri (alieni) che invadono a quanto pare tutto il Pianeta mangiano qualsiasi cosa emetta rumore.

domenica 4 marzo 2018

Piccola recensione: Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Il Missouri non a caso, uno dei luoghi americani più brulicanti di chiaroscuri, così rassicurante nel paesaggio, verde, frusciante di vento, ma aspro come pietre rotte per chi ne vive la storia, le leggi, chi le subisce, chi le amministra. Proprio qui, in una cittadina attraversata da vecchie e placide rotaie, si consuma il barbaro omicidio di una ragazza, e si fatica a trovarne il bandolo, perso com’è nella vastità dei campi e dell’indifferenza umana. 

Piccola recensione impopolare: A Casa Tutti Bene

A Casa Tutti Bene di G. Muccino

A casa non stanno tutti bene. Affatto. Muccino torna a girare in Italia dopo la parentesi d’oltreoceano in cui forse (chissà perché) credeva di auto-nobilitare la sua “arte”. A Casa Tutti Bene ha almeno la coerenza di essere un film totalmente “mucciniano”, contiene alcune perle recitative, e battute sinceramente ciniche (per fortuna, visto il gusto dolciastro della solita morale buonista da soap opera), sparse e morenti tuttavia nel deserto della banalità isterica della regia.

Piccola recensione: Babylon Berlin (serie Tv)

Voto: 9
Davvero, sembra di vivere nella Berlino del 1929, abbagliati dalle luci, storditi dagli odori, persi nella pioggia ed annegati pian piano nell'abisso di una delle città più scolpite e graffiate dalla Storia. 

Piccola recensione dolorosa: Star Wars, gli Ultimi Jedi

Sarò breve

Voto: 2
Cosa mi ha impedito di dare zero? 
1- La Colonna sonora, quasi unico appiglio filologico e sentimentale nel deserto del Nulla Disneyano;
2- La bellezza innegabile, dal punto di vista visivo ed estetico, di alcune scene, una su tutte l'ecatombe silenziosa dello scontro a velocità luce tra gli incrociatori.

Piccola recensione: The Place

Uno dei meriti del regista Paolo Genovese è l'aver utilizzato ancora una volta un grande cast, forse il meglio del panorama attoriale attuale nostrano. L'altro merito è quello di aver proposto al pubblico un tentativo dark di riflessione sul libero arbitrio, lento, inesorabile, fuori dagli altari liturgici, avvitato sulla coralità che tanto gli portò fortuna nella bellissima commedia (nera anche questa) Perfetti Sconosciuti.

Piccola recensione: Assassinio sull’Orient Express

  • Poirot entra quasi subito in scena, in un prologo aggiunto dagli sceneggiatori per introdurre la figura dell'eccentrico detective belga, ad uso dei pochi che ancora non ne conoscano le gesta. E un sorriso compiaciuto si fissa sulla bocca, per lasciarmi solo alla fine del film: finalmente qualcuno che restituisce a Poirot i SUOI baffi, quelli che la grande Agatha Christie gli ha sempre disegnato addosso, grandi, voluminosi, importanti baffi.

Piccola recensione: IT

Siamo onesti: il clown, come degno ricettacolo di paura inconscia, è un topos abusato. Troviamo pagliacci orrorifici in ogni ambito e fogna, dalla politica alla strada, anche senza bisogno di fiction. Tuttavia, l'IT di Muschietti riesce ad essere un film più che godibile nonostante tutto, nonostante il precedente Pennywise (Tim Curry) sia pressoché inarrivabile. Ci riesce grazie, fondamentalmente, a due elementi: la sapienza nel montaggio delle scene spaventose e il cast, che sopperiscono alla mancanza di approfondimento di parti importanti del romanzo, capolavoro assoluto della letteratura del Novecento. Tuttavia, godibile non è abbastanza, no

Piccola recensione: Valerian e la cittá dei mille pianeti

Allora: 
1. Besson, alla maniera del solito francese sciovinista alternativo, vuole dar vita sul grande schermo ad un famoso fumetto francese (anzi, franco-belga) che leggeva da piccolo. Vuole fare l'europeo snob che lotta contro i fumettoni della Marvel, ma vuole anche, dichiaratamente, rifarsi a Star Wars e Avatar. Mah.

Piccola recensione: Blade Runner 2049

Le aspettative sono importanti. È lecito averne, quando si tratta del cosiddetto sequel di un film che è pietra miliare, emblema di un'epoca, capostipite di un genere. E io ne avevo. Non pretendevo certo di trovarmi di fronte ad una replica, per rimanere in tema, dell'irreplicabile, ma pretendevo di provare emozioni.